Ontogenesi, evoluzione, cosmologia: il dialogo non fa paura. Gianfranco Ravasi
di Luca M. Possati
Lo scopo del progetto Stoq è costruire un ponte filosofico tra teologia e scienza, favorire un sapere più globale e universale. Ma perché oggi pensare l'unità del sapere è diventato così difficile ?
È vero. Ci troviamo in un orizzonte nel quale domina sempre di più la conoscenza specialistica, e questo rappresenta un valore di per sé. Il problema è che la conoscenza specialistica tendenzialmente si orienta ad una forma di autosufficienza, di autoreferenzialità, costruisce quasi un'oasi propria nella quale tenta di trovare tutte le risposte possibili. Al contrario, la grande visione della Sapienza, la vera intelligenza del reale, è proprio quella che il mondo greco definiva con un termine suggestivo - methorios - che vuol dire letteralmente: "colui che sta sulle frontiere, sui crinali"; cioè colui che riesce a guardare dall'una e dall'altra parte pur mantenendo i piedi nel suo territorio. Per questo penso sia importante ritornare attraverso il dialogo a stabilire una nuova forma di conoscenza che sia "sulle frontiere", che tenga conto della diversità dei territori, ma non si rinchiuda, non alzi le barriere, restando ferma soltanto nella propria specializzazione. E questo deve valere sia per la teologia sia per la scienza.
Che tipo di "unità del sapere" il progetto intende costruire ? Come integrare prospettive e metodi diversi pur rispettandone la peculiarità e l'autonomia ?
In che misura il progetto Stoq può rivolgersi anche ai non credenti o ai credenti di altre confessioni ?
Quali sono i temi su cui il progetto Stoq ha lavorato di più in questi anni ?
Quali sono le reazioni che il progetto ha suscitato nella comunità scientifica internazionale ?
Avete incontrato finora dei problemi nella gestione del progetto ?
L'Osservatore Romano - 23 febbraio 2008, pagina 4



