mercoledì, giugno 25, 2008

Il Cardinale Bertone in Bielorussia: fede e ragione sono due modalità di conoscenza della verità

Il segretario di Stato Vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, si è recato in missione in Bielorussia per incontrare la comunità cattolica e i rappresentanti istituzionali del Paese.

Durante il suo viaggio, Bertone ha tenuto una lectio magistralis all’Università Statale, sul tema: “Fede e ragione: parlare di Dio all’uomo di oggi”.

“Nel legame fra verità e libertà”, ha affermato, “il primato spetta alla prima”; e quando riusciamo a vedere “fede e ragione come due strade rivolte alla conoscenza della verità, si dilegua quella competizione di principio fra loro”.

Purtroppo, nella nostra epoca, è diffuso la concezione di un “nuovo vangelo secolarizzato, agnostico, talvolta ateo”, per il quale la libertà non dipende dalla verità, ma “primeggia su tutto”, ed è misura di sé stessa, mentre per i Vangeli solo la verità può renderci liberi.

Razionalismo e ateismo hanno portato a stravolgere “il nesso uomo-Dio”. Dio non renderebbe libero l'uomo, ma anzi “quanto più l’uomo pone in alto Dio, tanto più si aliena e sottrae a se stesso qualcosa di essenziale”

Nella società odierna, spiega il Segretario di Stato Vaticano, è difficile essere credenti, e anche “parlare di religione e di Dio all’uomo di oggi, in un contesto culturale di progressiva secolarizzazione.”

“Oggi – prosegue - chi parla di religione e di fede ha spesso la sensazione di somigliare ad un clown”, e “non solo chi ascolta è tentato dall’incredulità”, ma “anche nel credente serpeggia la minaccia dell’incertezza”.

L'uomo, in “un mondo che sembra impossibilitato ad andare oltre il fenomeno”, non deve quindi accettare questa ideologia di apparenze, ma “deve ricercare la Gloria di Dio, che è “lo splendore luminoso della verità”.

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SIR - Radio Vaticana

“Evoluzione e creazione: Una falsa antinomia”

Un articolo di Mons. Gianfranco Ravasi sull'Osservatore Romano

Il Presidente del Pontificio Consiglio torna a parlare del rapporto tra evoluzione e creazione, e della “falsa antinomia” tra due modi differenti di conoscere e comprendere la realtà.

L'articolo inizia con una citazione di Bertrand Russell, e analizza subito il tema delle teorie darwiniane, e la loro importanza nella cultura contemporanea, in particolar modo nel prossimo anno, quando cadranno gli anniversari del bicentenario della nascita e del 150mo anniversario della pubblicazione a Londra di “The Origin of Species by Means of Natural Selection”.

Presenta poi l'ultimo libro di Mons. Fiorenzo Facchini, Le sfide dell'evoluzione (Milano, Jaca Book, pp. 174), che mostra che “l'uomo ha una storia evolutiva (come le altre specie viventi) e si radica nel ceppo dei primati” e che “l'evoluzione è la più plausibile spiegazione della documentazione fossile a noi pervenuta ed è coerente con le risultanze delle altre discipline (paleontologia, anatomia comparata, zoologia, genetica e biologia molecolare)”.

“La culla dell'umanità – spiega Ravasi - è da identificare in Africa; la cultura coi suoi sistemi intenzionali e simbolici è l'emblema identitario dell'uomo.

Una tesi ribadita dal grande antropologo Yves Coppens, che ne “Le origini dell'uomo” (Milano, Jaca Book, 2008, pagine 61, euro 18), “ha voluto raccontare le origini dell'uomo ai ragazzi e l'ha fatto con un delizioso album, illustrato da Sacha Gepner”.

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SRM - SRM Blog
Fonte Euresis

Lo statuto dell'essere umano nell'epoca della scienza

di Marcelo Sánchez Sorondo Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali

da L’Osservatore Romano, 23-24.06.2008


Al termine del suo laborioso cammino nella Critica della ragione pura che fa capo all'io trascendentale, Kant confessava, con la sincerità di un antico stoico, un profondo sentimento di attesa: "Ogni interesse della mia ragione (tanto quello speculativo quanto quello pratico) si concentra nelle seguenti tre questioni:

1. Che cosa posso sapere?
2. Che cosa devo fare?
3. Che cosa ho diritto di sperare?".

Quando poi riprese queste tematiche nella tarda Logik, aggiungeva una quarta domanda: "Che cosa è l'uomo?". Dopo tutto, infatti aggiunge - e la precisazione è una novità di valore essenziale - "tutto questo si potrebbe attribuire all'antropologia poiché le tre prime questioni si rapportano all'ultima, cioè, che cosa è l'uomo?"

Queste domande che fanno dell'antropologia il luogo privilegiato della ricerca della verità, rendono Kant uno dei pensatori moderni più radicale e geniale e insieme uno dei più problematici. Le laboriose analisi della Kritik der reinen Vernunft, ch'egli intende far passare sotto il nome di "metafisica", l'hanno smarrito in un labirinto che termina con più domande che risposte. Tuttavia, egli non disarma e fa appello - probabilmente sotto l'influsso del sentimento (feeling) di Hume che dà vitalità e valore alle impressions - alla convinzione ed esperienza profonda. Così egli riesce ad affermare nel noto testo della Kritik der praktischen Vernunft: "Due cose riempiono l'animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me". Nessuna incertezza o dubbio: "Io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza". Due esperienze fondamentali e pertanto due vie d'apertura verso l'infinito: ciascuna con lo stesso punto di partenza antropologico, ma con un orientamento diverso, che diventano oggi, con lo sviluppo della fisica, astrofisica, biologia e neurologia contemporanee di particolare significato e attualità. Seguiamo ancora le indicazioni di Kant.

La prima via - spiega - comincia dal posto che io con il mio corpo e il mio cervello occupo nel mondo sensibile esterno, e allarga la connessione, in cui mi trovo, a "una grandezza interminabile, con mondi e mondi, e sistemi di sistemi; e poi ancora nei tempi illimitati del loro movimento periodico, del loro principio e della loro durata". Questa esperienza è la via della riflessione sulla natura, che porta lo spirito al di là della tangente del mondo visibile, ammirato e smarrito, ma tuttavia fiero della sua consapevolezza dell'infinito.

La seconda via, cioè l'esperienza della legge morale, comincia "dal mio io invisibile, dalla mia personalità, e mi rappresenta in un mondo che ha - si noti bene! - la vera infinitezza, ma che solo l'intelletto può penetrare e con cui (ma perciò anche in pari tempo con tutti quei mondi visibili) io mi conosco in una connessione non, come là (nell'esperienza del cielo stellato sopra di me), semplicemente accidentale, ma universale e necessaria". Nell'essere umano il punto di intersezione tra le due esperienze o spettacoli - come si vogliano chiamare - è impressionante e rivelativo dell'infinità reale, benché per partecipazione, dello spirito umano, cioè dell'anima intellettiva che ne è il suo centro.

Il primo spettacolo, spiega Kant, è quello di una quantità innumerevole di mondi, le cui misure di grandezza come c'informa l'astrofisica contemporanea assommano a milioni e centinaia di milioni di anni luce (un anno-luce è uguale a 9.460 miliardi di chilometri), ed è analogo per contrasto a quello proposto dalla microfisica delle particelle subnucleari che ci fa considerare la durata in misure minuscole e l'energia in quantità enormi. Perciò Kant ben può dire che tale spettacolo di magnitudini infinite "annulla completamente la mia importanza di creatura animale, che deve restituire nuovamente al pianeta (un semplice punto dell'universo) la materia della quale si formò, dopo essere stata provvista di un breve tempo (e non si sa come) della forza vitale".

Il secondo spettacolo invece "eleva infinitamente il mio valore, nel senso di una intelligenza, mediante la mia personalità in cui la legge morale mi manifesta una vita indipendente dall'animalità e anche dall'intero universo sensibile, almeno per quanto si può riferire dalla determinazione conforme a fini della mia esistenza mediante questa legge: la quale determinazione non è ristretta alle condizioni e ai limiti di questa vita, ma si estende all'infinito".

Tale è per Kant il grave e insostituibile compito della filosofia come "saggezza" (Weisheit): interpretare, all'esterno, la verità di essere della presenza della grandezza in continua espansione del mondo fisico, e della vita, e, all'interno, cioè nel profondo della libertà come la verità di essere dell'uomo. In questo modo emerge l'anima come soggetto che si possiede e si antepone come io.

Il primo spettacolo o esperienza è il cammino della scienza, particolarmente a partire dalla "rivoluzione copernicana" come la chiama lo stesso Kant ben consapevole del nuovo indirizzo determinato da Copernico e da Galileo; l'altro è la via del "conosci te stesso" che Eraclito intravede nel Logo e Aristotele individua nell'intelletto umano "capace di diventare e di fare tutte le cose", come superamento del fisicismo naturalista dei presocratici. I due spettacoli o esperienze si incontrano e si intrecciano nell'essere umano.

Da queste due esperienze risulta che la conoscenza dell'uomo non si gioca su un solo piano o livello, quello dell'osservazione, dell'esplicazione e della sperimentazione esterna (come riproduzione dei fenomeni) che è il cammino della scienza moderna. Siffatta conoscenza si allarga all'interazione tra l'osservazione naturale della scienza e la comprensione riflessiva della filosofia. L'essere umano è allo stesso tempo un ente osservabile, come tutti gli esseri della natura di cui egli partecipa, ed è un essere che conosce se stesso come esigeva Eraclito e poi Socrate, oppure che interpreta se stesso (Self interpreting being per usare la definizione di Charles Taylor o Paul Ricoeur).

Questa affermazione di due differenti livelli oggettivi del conoscere che si fanno presenti nell'uomo, ossia quello esterno del mondo che è l'oggetto della scienza e quello interno del se stesso, che fa capo all'io, può offrire una risposta di riconciliazione e di pacificazione alla questione posta dallo statuto dell'essere umano nel campo del sapere nell'epoca del predominio della scienza, a meno che, l'ideologia positivista non pretenda di abolire la frontiera fra le scienze della natura e le scienze dell'uomo e di annettere le seconde alle prime.

È con questo spirito che possiamo dirimere un conflitto come è quello della scienza legata alle mutazioni genetiche o all'ereditarietà, che sebbene siano state scoperte dal monaco agostiniano Mendel, dopo Darwin vengono il più delle volte collegate alle teorie evoluzioniste. Nessun limite esterno si può imporre all'ipotesi secondo cui variazioni aleatorie e modificazioni avvenute, si siano fissati e rinforzati nel "corridoio stretto d'evoluzione" al fine di assicurare la sopravvivenza della specie, e quindi anche di quella umana. Finora abbiamo evidenze storiche e forse biologiche, quindi qualcosa che è più di un'ipotesi, per dirla come Giovanni Paolo ii, su cui le scienze sperimentali dovranno fare accertamenti più stringenti con il rigore del metodo galileiano della formula matematica, della riproduzione dell'ipotesi in un esperimento concreto e veritativo.

La filosofia da parte sua - assieme alle scienze sociali aperte alle conoscenze della biologia - non deve intraprendere una battaglia persa in partenza per stabilire i fatti naturali. La filosofia deve interrogarsi su come possa incontrarsi con il punto di vista naturalista partendo dal presupposto che l'essere umano è già un essere parlante e questionante. Essere umano quindi, che si è dato delle risposte che sono indice del suo regno di libertà nei confronti della natura data. Mentre lo scienziato segue l'ordine discendente delle specie e fa apparire l'aspetto aleatorio, contingente e imprevedibile del risultato evolutivo dell'essere umano, il filosofo prende le mosse dall'autointerpretazione della propria situazione intellettuale, morale e spirituale e procede verso l'alto risalendo il corso dell'evoluzione fino alle fonti della vita e dell'essere che l'uomo stesso è. Il punto di partenza può essere ancora la questione originaria, sempre latente con una specie di autoreferenzialità di principio: la legge morale per Kant è quello che fa la differenza, la libertà è quello che Hegel chiama "l'essenza dello spirito".

L'essere umano, scoperto e riconosciuto a se stesso come morale e libero, può legittimamente domandarsi come egli si sia venuto preparando nella natura animale. Lo sguardo è quindi retrospettivo in quanto rimonta la catena delle mutazioni e delle variazioni. Questo sguardo retrospettivo incrocia quello progressivo, discendente il fiume delle "discendenze" dell'essere umano, uomo e donna. I due sguardi si intersecano in un punto: la nascita di un mondo simbolico e spirituale dove la legge morale e la libertà realizzata configurano l'umanità dell'uomo.

La confusione da evitare risiede nei due sensi che è possibile assegnare al termine origine, quello della derivazione genetica o orizzontale e quello invece della fondazione ontologica o verticale. L'uno fa riferimento all'origine della specie nella successione nello spazio e tempo a partire da un dato già originato, l'altro invece si pone domande sull'apparire dell'essere partecipato a partire dall'Essere per essenza. Si tratta qui della prima origine dell'ente che è il "passaggio" dell'ente dal nulla all'essere, che non è propriamente un passaggio quanto piuttosto l'origine primaria dell'ente che emerge sul nulla grazie all'atto di essere partecipato: Ex hoc quod aliquid est ens per participationem, sequitur quod sit causatum ab alio, ossia, da ciò che una cosa è ente per partecipazione ne segue che sia causata da altro. Di qui la formula completa della creazione come partecipazione (passiva nella creatura e attiva in Dio): Necesse est dicere omne ens, quod quocumque modo est, a Deo esse, ossia, "È necessario affermare che ogni cosa, che in qualsiasi modo è, viene da Dio". L'essenziale in questa "origine" verticale è il decentramento analogico verso il profondo, ossia, verso il se stesso di ciascuno, e il ri-centramento analogico verso l'alto, ossia verso Dio. Afferma questo anche l'ultimo Tommaso: Deus est et tu: sed tuum esse est participatum, suum vero essentiale, ossia, "Dio è e tu: ma il tuo essere è per partecipazione, il Suo per essenza".

Il passaggio dal semplice essere come animale creatura, per usare un'espressione kantiana, verso la dignità metafisica di essere spirituale analogo a Dio, si fonda nella dignità dell'uomo come forma per se subsistens, ossia, anima intellettiva, io trascendente, grazie all'appartenenza diretta, cioè in proprio che l'anima intellettiva ha dell'essere (esse) o atto di essere (actus essendi) partecipato. San Tommaso è molto determinato su questo punto, che costituisce l'originalità della sua antropologia, poco conosciuto dalla filosofia moderna: "quando viene a mancare il fondamento della materia - come nelle sostanze spirituali e nell'anima umana - la forma che resta di una natura determinata, una natura sussistente per sé, si rapporterà al suo essere (esse) come la potenza all'atto. Non dico come potenza separabile dall'atto, ma come quella ch'è sempre accompagnata dal proprio atto". Così egli conclude che anche nelle creature spirituali "c'è la composizione di potenza e atto".

La conclusione che si può desumere da questa altissima riflessione speculativa dell'Aquinate è che la dignità di essere spirito è caratterizzata da Kant, Hegel e da altri dopo la rivoluzione galileiana in convergenza con san Tommaso: nel pensiero moderno attraverso la trascendentalità del conoscere, della libertà, della legge morale che fanno capo all'io, mentre in san Tommaso queste trascendentalità come l'io stesso, il se medesimo, si fondano nell'atto di essere, e la sua appartenenza necessaria allo spirito (finito) si ha per diretta partecipazione da Dio. Così ogni singolo sussistente, come ha mostrato anche Kierkegaard, ha la sua origine verticale come persona creata.

©L'Osservatore Romano - 23-24 giugno 2008
Link SRM

Fonte Zenit

martedì, giugno 17, 2008

Le conclusioni del VI Simposio dei Docenti Universitari Europei

Con la partecipazione di oltre 400 docenti di 26 paesi, gli interventi di 65 relatori, e il discorso del Pontefice, che ha esortato a rilanciare e sostenere lo studio della filosofia, e il suo ruolo di mediazione tra scienza e religione, il Simposio ha dimostrato l'importanza e l'interesse intorno al tema della ragione, dei suoi limiti e delle sue possibilità di ampliamento, nel dialogo con le altre discipline.

Sviluppato sul tema “Allargare gli orizzonti della razionalità. Prospettive per la filosofia”, l'evento era stato suddiviso in quattro aree di studio: filosofia e scienza, filosofia e religione, filosofia e antropologia, filosofia e società.

Tra le conclusioni emerse alla fine delle quattro giornate di studi, certamente importante è l'idea della necessità di considerare la scienza non “come una città unitaria e coerente, con norme metodologiche valide una volta per tutte”, ma come “esplosione del possibile”, e che presenta, essa stessa “questioni” a cui “da sola non può rispondere”.

In questo scenario, appaiono quindi necessari un ripensamento dei “metodi della conoscenza, per rinnovare il rapporto tra ragione e fede come tra percorsi razionali affidabili”, e il giungere ad una “sintesi delle conoscenze in una prospettiva sapienziale”, in cui la religione raggiunge una propria “ragionevolezza intrinseca, sapienziale”, pur restando autonoma nei confronti della ragione filosofica e delle altre discipline.

Ed è proprio il Cristianesimo “la religione che storicamente incarna la ragione sapienziale”, nella quale il logos rende possibile comprendere “la ragione nella sua dimensione storica e insieme ontologica”.

Fondamentale è poi la questione antropologica: “chi è l’uomo?”.
Da questa domanda è necessario “ripartire per ripensare la ragione, poiché essa pone domande cui la razionalità scientifica, calcolante, non è capace di dare risposte”.

Fonte SIR

PC

venerdì, giugno 13, 2008

Il Cardinale Camillo Ruini: l'allargamento della razionalità come risposta ad una prevalente cultura materialistica

Nel suo intervento di apertura del VI Simposio Europeo dei Docenti Universitari, il Cardinale Vicario di Roma ha esordito affermando che “allargare gli spazi, o gli orizzonti, della razionalità, è un obiettivo centrale e decisivo dell'opera teologica e del Pontificato di Benedetto XVI”.

Il Pontefice, spiega “cerca anzitutto un nuovo accordo della ragione e della libertà con il cristianesimo”, ma vuole anche “venire in aiuto alla ragione umana, nella fase attuale del suo sviluppo storico”.

Una volontà giustificata anche da un “atteggiamento prevalente nella cultura degli ultimi decenni”, di cui Ruini illustra alcuni esempi.

Il primo è un intervento di Massimo Piattelli Palmarini (sul Corriere della Sera del 23 maggio 2008), che replica a una critica di Giorgio Bertorelle (presidente della Società italiana di biologia evoluzionistica), sottolineando come egli e altri 'eminenti evoluzionisti americani, inglesi e tedeschi' siano 'tutti biologi con credenziali scientifiche inattaccabili, tutti perfettamente materialisti, tutti indefettibilmente tesi allo sviluppo di una teoria dell'evoluzione biologica naturalistica'.

Per il Cardinal Vicario, “questo discorso lascia chiaramente intendere che per avere credenziali scientifiche inattaccabili occorra essere perfettamente materialisti e indefettibilmente naturalisti”.

Prosegue poi citando un articolo di Giorgio Israel su "L'Osservatore Romano" (23-24 maggio 2008) scorso, dal titolo 'La realtà ridotta a calcoli matematici e probabilistici. Ma l'uomo non è un dado', e nel quale il matematico della Sapienza citando Augustin-Louis Cauchy, analizza e critica le idee dominanti gli ambienti scientifici, dal tempo di Cauchy, “che aveva superato il materialismo settecentesco”, arrivando poi al naturalismo materialista e al collegato 'materialismo metodologico' del ventesimo secolo , fino ad arrivare poi ad un contemporaneo 'materialismo metafisico, che attribuisce alla scienza il compito di mostrare che ogni aspetto della realtà consiste di processi materiali'.

Ruini condivide le osservazioni critiche di Israel a tali correnti di pensiero, e citando infine il filosofo Jürgen Habermas, che contestava il discorso di Papa Benedetto XVI a Regensburg, attribuendogli 'una piega sorprendentemente antimoderna', spiega come in realtà il Pontefice sia “sostanzialmente più aperto dello stesso Habermas e della 'ragione secolare' di cui egli si pone come interprete (v. articolo Ruini 2 marzo 2007, “Chiesa del nostro tempo”, iii, Casale Monferrato, Piemme, 2008, pp. 472-482).

Tre esempi che mostrano “quanto attuale e decisiva sia l'impresa di allargare gli orizzonti della razionalità”.

Una impresa, prosegue, che “fa parte certamente del mandato del teologo, come emerge dalle parole con cui Benedetto xvi conclude il discorso di Ratisbona: 'Il coraggio di aprirsi all'ampiezza della ragione, non il rifiuto della sua grandezza - è questo il programma con cui una teologia impegnata nella riflessione sulla fede biblica entra nella disputa del tempo presente'.

Ma che è anche al tempo stesso compito precipuo “della filosofia, che per sua natura riflette sul rapporto della ragione umana con la totalità dell'essere, e al contempo sul soggetto umano in quanto soggetto”.

Link SRM
Link Agensir
PC
Il Pontefice lo scorso 7 giugno ha accolto in udienza i partecipanti al VI Simposio Europeo dei Docenti universitari, sul tema "Allargare gli orizzonti della razionalità. Prospettive per la Filosofia", promosso dai Docenti delle Università di Roma e organizzato dall’Ufficio per la Pastorale Universitaria del Vicariato di Roma in collaborazione con la Regione la Provincia e il Comune di Roma.

Dopo aver ringraziato il Cardinale Camillo Ruini e il Prof. Cesare Mirabelli, Papa Benedetto XVI ha voluto sottolineare la concomitanza dell'evento con il decimo anniversario della pubblicazione della Lettera Enciclica Fides et Ratio di Papa Giovanni Paolo II, e la “continuità con l’incontro europeo dei Docenti universitari dello scorso anno”, durante il quale cinquanta docenti di filosofia delle Università di Roma avevano presentato una dichiarazione che affermava “l’urgenza del rilancio dello studio della filosofia nelle Università e nelle Scuole”.

Collegandosi a tale documento, il Pontefice ha confermato l'opportunità di sostenere e diffondere gli studi filosofici, anche istituendo “centri accademici di alto profilo”, incoraggiando “i giovani ad impegnarsi negli studi filosofici”, ed organizzando “opportune iniziative di orientamento universitario”.

E nella filosofia pone le sue basi lo stesso cristianesimo, il cui messaggio “non è soltanto un messaggio informativo, ma performativo (cfr Spe salvi n. 2), cioè trasforma il mondo.

“La fede cristiana - spiega Papa Benedetto XVI - “ha fatto la sua scelta netta: contro gli dei della religione per il Dio dei filosofi, vale a dire contro il mito della sola consuetudine per la verità dell’essere" (J. Ratzinger, Introduzione al cristianesimo, cap. III).
Il Pontefice, citando il suo discorso del 23 giugno 2007 per l’incontro europeo dei Docenti universitari, ha poi spiegato l'attuale “crisi della modernità”, ha spiegato, 'non è sinonimo di declino della filosofia; anzi la filosofia deve impegnarsi in un nuovo percorso di ricerca per comprendere la vera natura di tale crisi e individuare prospettive nuove verso cui orientarsi'.

“La modernità – ha proseguito - se ben compresa, rivela una 'questione antropologica' che si presenta in modo molto più complesso e articolato di quanto non avvenisse nelle riflessioni filosofiche degli ultimi secoli, soprattutto in Europa”.

L'auspicio è quindi che “la filosofia possa dialogare con le altre discipline, in particolare con la teologia, favorendo nuove sintesi culturali idonee ad orientare il cammino della società”.

Il Pontefice ha poi spiegato che “il nuovo dialogo tra fede e ragione, oggi richiesto, non può avvenire nei termini e nei modi in cui si è svolto in passato.”
Un dialogo che “se non vuole ridursi a sterile esercizio intellettuale, deve partire dall’attuale situazione concreta dell’uomo, e su di essa sviluppare una riflessione che ne raccolga la verità ontologico-metafisica”.

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discorso, Sito Vaticano

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Fides
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giovedì, giugno 12, 2008

Evoluzione e creazione: Una falsa antinomia

Gianfranco Ravasi
L'ultimo saggio di Fiorenzo Facchini

Evoluzione e creazione: Una falsa antinomia


da L'Osservatore Romano del 10/06/2008

"La vita organica, ci dicono, si è evoluta gradualmente dal protozoo fino al filosofo, e questa evoluzione, ci assicurano, rappresenta senza dubbio un progresso. Disgraziatamente, chi ce lo assicura è il filosofo, non il protozoo".
Non è un fiero fondamentalista cristiano americano a scrivere queste righe demitizzanti sulla teoria dell'evoluzione biologica, ma è nientemeno che Bertrand Russell, l'autore del Perché non sono cristiano (in questo caso, però, citiamo dal suo saggio Misticismo e logica). Il tema è, comunque, scottante e, a toccarlo, si sono bruciate molte dita sia di scienziati sia di teologi. Qualcosa del genere accadrà ancora il prossimo anno. Nel 1809, infatti, a Shrewsbury, capoluogo dello Shropshire (Inghilterra occidentale), una cittadina industriale, dominata dalla mole del castello e dell'Abbey Church normanni, vedeva la luce Charles Robert Darwin, mentre nel 1859, per i tipi di John Murray, usciva a Londra The Origin of Species by Means of Natural Selection. Il 2009 scandirà, perciò, due anniversari capitali e attirerà una colluvie di convegni, dibattiti, saggi ove, al ponderoso e ponderato affaticarsi di scienziati, filosofi e teologi, si associerà il vispo altercare delle polemiche e delle ideologie alternative. Uno dei rischi maggiori, infatti, è che si producano derive da teorie scientifiche a opzioni ideologiche o da tesi teologiche a pronunciamenti apologetici. Tra parentesi, è curioso notare che nelle pur preziose "Garzantine" la voce "Darwin" ha, nel volume dedicato alla Filosofia, quasi centocinquanta righe, mentre nel tomo delle Scienze ne allinea soltanto poco più di trenta! Molto spesso, infatti, l'interesse della teoria darwiniana risiede proprio nel confronto o scontro con le concezioni filosofiche e religiose. Non dimentichiamo, tra l'altro, che l'autore aveva studiato anche teologia a Cambridge e sulla religione egli era stato sempre piuttosto esitante: se nell'autobiografia si delineava come agnostico, nella seconda edizione (1860) de L'Origine della specie, alla frase "vi è qualcosa di grandioso in queste considerazioni sulla vita" aggiungeva a sorpresa: "e sulle varie facoltà di essa, che furono impresse dal Creatore in poche forme o anche una sola". Confessava in seguito che sulle questioni religiose "il mio giudizio è spesso fluttuante e persino nelle mie fluttuazioni più estreme non sono mai stato ateo nel senso di negare Dio". Sta di fatto che l'evoluzione fu ed è ancora brandita spesso come arma contro l'antropologia teologica ed è, perciò, molto interessante che uno scienziato, Fiorenzo Facchini la cui vicenda accademica l'ha condotto anche a impegnarsi sul campo in Kazakhstan e Kyrgyzstan per le sue ricerche paleantropologiche raccolga le "sfide della evoluzione" con un testo di alta divulgazione, chiaramente diviso a dittico, del quale il nostro giornale ha già offerto un'anticipazione e che ora vorremmo riproporre come interessante sussidio sintetico (Le sfide dell'evoluzione, Milano, Jaca Book, pp. 174). Il primo movimento del volume è di taglio "scientifico" e scandisce le varie tappe che vanno dall'esplosione della vita nel Cambriano fino all'homo erectus e allo sbocciare della cultura. Giunto al termine di questa prima parabola, vengono anche tirate le somme dei dati acquisiti: l'uomo ha una storia evolutiva (come le altre specie viventi) e si radica nel ceppo dei primati; l'evoluzione è la più plausibile spiegazione della documentazione fossile a noi pervenuta ed è coerente con le risultanze delle altre discipline (paleontologia, anatomia comparata, zoologia, genetica e biologia molecolare); la culla dell'umanità è da identificare in Africa; la cultura coi suoi sistemi intenzionali e simbolici è l'emblema identitario dell'uomo. Contemporaneamente, però, rimangono aperti molti interrogativi che lasciano spazio alla discussione, così come dai dati repertati germogliano interpretazioni, teorie, problemi di indole più sistematica. È, così, pronto il secondo movimento del saggio in cui Facchini senza dismettere i panni dello scienziato si trasferisce sull'altro versante ove, però, è necessario adottare un diverso statuto epistemologico. Intendiamo ovviamente alludere all'orizzonte filosofico-teologico - come è noto, Facchini è un sacerdote cattolico, e non c'è bisogno di evocare Copernico o Stenone o Spallanzani o Mendel e altri ecclesiastici scienziati per confermare questa tradizione - ove si presentano interrogativi e soluzioni ritenute spesso incompatibili con gli esiti delle analisi scientifiche. Centrale è il binomio "evoluzione e creazione", da molti giudicato come un dilemma, un'antinomia e persino un ossimoro contraddittorio. Le pagine dello studioso sono sobrie ma coraggiose: partono da una corretta ermeneutica dei passi della Genesi biblica, non temono di confrontarsi con la teoria dell'Intelligent Design che egli preferisce riclassificare come "progetto superiore", non esitano a perlustrare l'intero grappolo dei corollari dell'antropologia teologica: trascendenza, poligenismo o monogenismo, coscientizzazione, comportamento etico e così via.Un percorso che, alla fine, riesce a "custodire castamente le frontiere" proprie della scienza e della teologia, per usare la nota espressione di Schelling, evitando ogni concordismo a basso costo ed escludendo nel contempo ogni radicale incompatibilità e ogni aggressione prevaricatrice. Certo, questo libro verrà letto più dai credenti, ma ci permettiamo di suggerirlo anche a chi si classifica come Darwin un agnostico, perché potrà verificare quanto in queste pagine sia vagliata pure la letteratura "laica" sul tema. Vogliamo concludere, tuttavia, con una sorta di colpo d'ala, lieve ma suggestivo. Il grande antropologo Yves Coppens ha voluto raccontare le origini dell'uomo ai ragazzi e l'ha fatto con un delizioso album, illustrato da Sacha Gepner (Le origini dell'uomo, Milano, Jaca Book, 2008, pagine 61, euro 18). A partire dal Big Bang, l'orologio del tempo è fatto battere nei suoi 15 o 12 miliardi di anni per raggiungere non solo la nostra famiglia, gli Ominidi, dal cranio di Toumai nel Ciad o dalla piccola austrolopiteca Lucy, ma per scendere anche giù giù fino a quei nostri progenitori che, inventando la scrittura, hanno suggellato la preistoria e ci hanno introdotto nella storia. "Quale che sia il colore della loro pelle - conclude Coppens - la loro statura e la forma degli occhi, tutti gli uomini che popolano la nostra Terra appartengono all'unica specie, Homo sapiens, uscita dall'unico genere Homo, nata in Africa 3 milioni di anni fa".

Copyright L'Osservatore Romano


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Fonte Euresis

domenica, giugno 08, 2008

Si conclude domenica il VI Simposio europeo dei docenti universitari

Si conclude domenica il VI Simposio europeo dei docenti universitari “Allargare gli orizzonti della razionalità. Prospettive per la filosofia”

Pubblichiamo titoli e links alle notizie principali, e domani iniziamo l'approfondimento dei temi.


Segnaliamo, in particolare, il discorso di S.S. Benedetto XVI per l'udienza data oggi dal Pontefice ai partecipanti all'evento, e il discorso introduttivo del Card. Camillo Ruini.

Rilanciamo la filosofia per comprendere meglio la modernità

L'udienza di Benedetto XVI ai partecipanti al sesto Simposio europeo dei docenti universitari
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L'Osservatore Romano

Favorire un dialogo fecondo tra fede e ragione per rispondere alle sfide della modernità: l’invito del Papa ai partecipanti al Simposio europeo sul tema “Allargare gli orizzonti della razionalità”
Link Radio Vaticana

Allargare gli orizzonti della razionalità - Card. Camillo Ruini
da L'Osservatore Romano, 6 giugno 2008

Link SRM

A Roma il VI Simposio europeo dei docenti universitari

Link Radio Vaticana

Per una teologia e una filosofia in dialogo
La proposta del VI Simposio Europeo dei Docenti Universitari che si terrà Roma

Link Zenit

In diocesi: Filosofia in dialogo con scienza e fede
Link RomaSette

Tra gli interventi dei relatori segnaliamo quelli in programma più strettamente inerenti il rapporto tra scienza e fede: link
Link sito web - programma - altre informazioni: simposiophil@vicariatusurbis.org