giovedì, maggio 27, 2010

Un ottimo motore ma non è la vita

 
da  L'Osservatore Romano, 22 maggio 2010


Un ottimo motore ma non è la vita

Ottenuta in laboratorio una cellula con Dna artificiale
 
L'ingegneria genetica può fare del bene:  si tratta di unire al coraggio la cautela

di Carlo Bellieni

La rivista "Science" riporta una importante ricerca sulla creazione in laboratorio di un Dna batterico. Già nel 2002 degli scienziati avevano sintetizzato in laboratorio il genoma del virus della poliomielite; il lavoro di Craig Venter e del suo team, autori dello studio, è certamente più raffinato a quanto si apprende anche dal "New York Times":  ha sintetizzato in laboratorio un genoma cento volte più lungo.
La bravura è stata non solo nella mole del prodotto, ma nella capacità di ottenerlo a copia di quello di un batterio pericoloso per le capre, con l'accortezza di eliminare 14 geni che lo rendevano patogeno, e di inserirlo in una cellula di un batterio al posto del Dna del batterio stesso.
È insomma un lavoro di ingegneria genetica di alto livello, un passo oltre la sostituzione di parti del Dna. Ma in realtà non si è creata la vita, se ne è sostituito uno dei motori. Come scrive sul "New York Times" il genetista David Baltimore del California Institute of Technology ... leggi tutto, SRM (cortesia L'Osservatore Romano)

E Giobbe continua a piangere

 
da  L'Osservatore Romano, 21 maggio 2010
 
  

E Giobbe continua a piangere

Il mistero della sofferenza secondo Pavel Florenskij

Il 20 e il 21 maggio si svolge a Roma, nell'istituto Camillianum, il convegno "L'ateologia naturale. La sofferenza interpella la ragione e la fede". Uno dei relatori ha anticipato per il nostro giornale i temi del suo intervento.


di Lubomir Zák

Pavel Florenskij, conoscendo di persona situazioni di precarietà e di ingiustizia, non poté non porsi pressanti interrogativi circa l'esistenza del male e il suo nesso con la fede in Dio. Un importante tentativo di offrire una prima risposta è nella celebre opera La colonna e il fondamento della Verità. Saggio di teodicea ortodossa in dodici lettere (1914). Nel formularla, Florenskij è debitore di una metafisica e di un'ontologia dell'uni-totalità presenti già in Origene e in Massimo il Confessore (la teoria dei lògoi), e riproposte con nuovo entusiasmo da Solov'ev. Al centro di tali metafisica e ontologia sta l'idea dell'unità sostanziale di tutto ciò che esiste: ciascun particolare del reale è connesso, ontologicamente, con il tutto, in quanto ogni cosa ha in sé lo stesso identico ritmo di "vita". Tutto ciò che è fa parte, sul piano dell'essere, di un'unica rete i cui innumerevoli e sottilissimi fili conducono verso il misterioso abisso della vita: la casa eterna della Luce senza tramonto. La stessa che deposita i suoi potenti raggi, le sue divine "energie", in tutto ciò che è in essere.

La soluzione che Florenskij propone per affrontare la questione del male è intimamente connessa a una simile visione del reale. ... leggi tutto, SRM (cortesia L'Osservatore Romano)