venerdì, giugno 13, 2008

Il Cardinale Camillo Ruini: l'allargamento della razionalità come risposta ad una prevalente cultura materialistica

Nel suo intervento di apertura del VI Simposio Europeo dei Docenti Universitari, il Cardinale Vicario di Roma ha esordito affermando che “allargare gli spazi, o gli orizzonti, della razionalità, è un obiettivo centrale e decisivo dell'opera teologica e del Pontificato di Benedetto XVI”.

Il Pontefice, spiega “cerca anzitutto un nuovo accordo della ragione e della libertà con il cristianesimo”, ma vuole anche “venire in aiuto alla ragione umana, nella fase attuale del suo sviluppo storico”.

Una volontà giustificata anche da un “atteggiamento prevalente nella cultura degli ultimi decenni”, di cui Ruini illustra alcuni esempi.

Il primo è un intervento di Massimo Piattelli Palmarini (sul Corriere della Sera del 23 maggio 2008), che replica a una critica di Giorgio Bertorelle (presidente della Società italiana di biologia evoluzionistica), sottolineando come egli e altri 'eminenti evoluzionisti americani, inglesi e tedeschi' siano 'tutti biologi con credenziali scientifiche inattaccabili, tutti perfettamente materialisti, tutti indefettibilmente tesi allo sviluppo di una teoria dell'evoluzione biologica naturalistica'.

Per il Cardinal Vicario, “questo discorso lascia chiaramente intendere che per avere credenziali scientifiche inattaccabili occorra essere perfettamente materialisti e indefettibilmente naturalisti”.

Prosegue poi citando un articolo di Giorgio Israel su "L'Osservatore Romano" (23-24 maggio 2008) scorso, dal titolo 'La realtà ridotta a calcoli matematici e probabilistici. Ma l'uomo non è un dado', e nel quale il matematico della Sapienza citando Augustin-Louis Cauchy, analizza e critica le idee dominanti gli ambienti scientifici, dal tempo di Cauchy, “che aveva superato il materialismo settecentesco”, arrivando poi al naturalismo materialista e al collegato 'materialismo metodologico' del ventesimo secolo , fino ad arrivare poi ad un contemporaneo 'materialismo metafisico, che attribuisce alla scienza il compito di mostrare che ogni aspetto della realtà consiste di processi materiali'.

Ruini condivide le osservazioni critiche di Israel a tali correnti di pensiero, e citando infine il filosofo Jürgen Habermas, che contestava il discorso di Papa Benedetto XVI a Regensburg, attribuendogli 'una piega sorprendentemente antimoderna', spiega come in realtà il Pontefice sia “sostanzialmente più aperto dello stesso Habermas e della 'ragione secolare' di cui egli si pone come interprete (v. articolo Ruini 2 marzo 2007, “Chiesa del nostro tempo”, iii, Casale Monferrato, Piemme, 2008, pp. 472-482).

Tre esempi che mostrano “quanto attuale e decisiva sia l'impresa di allargare gli orizzonti della razionalità”.

Una impresa, prosegue, che “fa parte certamente del mandato del teologo, come emerge dalle parole con cui Benedetto xvi conclude il discorso di Ratisbona: 'Il coraggio di aprirsi all'ampiezza della ragione, non il rifiuto della sua grandezza - è questo il programma con cui una teologia impegnata nella riflessione sulla fede biblica entra nella disputa del tempo presente'.

Ma che è anche al tempo stesso compito precipuo “della filosofia, che per sua natura riflette sul rapporto della ragione umana con la totalità dell'essere, e al contempo sul soggetto umano in quanto soggetto”.

Link SRM
Link Agensir
PC
Il Pontefice lo scorso 7 giugno ha accolto in udienza i partecipanti al VI Simposio Europeo dei Docenti universitari, sul tema "Allargare gli orizzonti della razionalità. Prospettive per la Filosofia", promosso dai Docenti delle Università di Roma e organizzato dall’Ufficio per la Pastorale Universitaria del Vicariato di Roma in collaborazione con la Regione la Provincia e il Comune di Roma.

Dopo aver ringraziato il Cardinale Camillo Ruini e il Prof. Cesare Mirabelli, Papa Benedetto XVI ha voluto sottolineare la concomitanza dell'evento con il decimo anniversario della pubblicazione della Lettera Enciclica Fides et Ratio di Papa Giovanni Paolo II, e la “continuità con l’incontro europeo dei Docenti universitari dello scorso anno”, durante il quale cinquanta docenti di filosofia delle Università di Roma avevano presentato una dichiarazione che affermava “l’urgenza del rilancio dello studio della filosofia nelle Università e nelle Scuole”.

Collegandosi a tale documento, il Pontefice ha confermato l'opportunità di sostenere e diffondere gli studi filosofici, anche istituendo “centri accademici di alto profilo”, incoraggiando “i giovani ad impegnarsi negli studi filosofici”, ed organizzando “opportune iniziative di orientamento universitario”.

E nella filosofia pone le sue basi lo stesso cristianesimo, il cui messaggio “non è soltanto un messaggio informativo, ma performativo (cfr Spe salvi n. 2), cioè trasforma il mondo.

“La fede cristiana - spiega Papa Benedetto XVI - “ha fatto la sua scelta netta: contro gli dei della religione per il Dio dei filosofi, vale a dire contro il mito della sola consuetudine per la verità dell’essere" (J. Ratzinger, Introduzione al cristianesimo, cap. III).
Il Pontefice, citando il suo discorso del 23 giugno 2007 per l’incontro europeo dei Docenti universitari, ha poi spiegato l'attuale “crisi della modernità”, ha spiegato, 'non è sinonimo di declino della filosofia; anzi la filosofia deve impegnarsi in un nuovo percorso di ricerca per comprendere la vera natura di tale crisi e individuare prospettive nuove verso cui orientarsi'.

“La modernità – ha proseguito - se ben compresa, rivela una 'questione antropologica' che si presenta in modo molto più complesso e articolato di quanto non avvenisse nelle riflessioni filosofiche degli ultimi secoli, soprattutto in Europa”.

L'auspicio è quindi che “la filosofia possa dialogare con le altre discipline, in particolare con la teologia, favorendo nuove sintesi culturali idonee ad orientare il cammino della società”.

Il Pontefice ha poi spiegato che “il nuovo dialogo tra fede e ragione, oggi richiesto, non può avvenire nei termini e nei modi in cui si è svolto in passato.”
Un dialogo che “se non vuole ridursi a sterile esercizio intellettuale, deve partire dall’attuale situazione concreta dell’uomo, e su di essa sviluppare una riflessione che ne raccolga la verità ontologico-metafisica”.

Link
discorso, Sito Vaticano

Link
Fides
PC

giovedì, giugno 12, 2008

Evoluzione e creazione: Una falsa antinomia

Gianfranco Ravasi
L'ultimo saggio di Fiorenzo Facchini

Evoluzione e creazione: Una falsa antinomia


da L'Osservatore Romano del 10/06/2008

"La vita organica, ci dicono, si è evoluta gradualmente dal protozoo fino al filosofo, e questa evoluzione, ci assicurano, rappresenta senza dubbio un progresso. Disgraziatamente, chi ce lo assicura è il filosofo, non il protozoo".
Non è un fiero fondamentalista cristiano americano a scrivere queste righe demitizzanti sulla teoria dell'evoluzione biologica, ma è nientemeno che Bertrand Russell, l'autore del Perché non sono cristiano (in questo caso, però, citiamo dal suo saggio Misticismo e logica). Il tema è, comunque, scottante e, a toccarlo, si sono bruciate molte dita sia di scienziati sia di teologi. Qualcosa del genere accadrà ancora il prossimo anno. Nel 1809, infatti, a Shrewsbury, capoluogo dello Shropshire (Inghilterra occidentale), una cittadina industriale, dominata dalla mole del castello e dell'Abbey Church normanni, vedeva la luce Charles Robert Darwin, mentre nel 1859, per i tipi di John Murray, usciva a Londra The Origin of Species by Means of Natural Selection. Il 2009 scandirà, perciò, due anniversari capitali e attirerà una colluvie di convegni, dibattiti, saggi ove, al ponderoso e ponderato affaticarsi di scienziati, filosofi e teologi, si associerà il vispo altercare delle polemiche e delle ideologie alternative. Uno dei rischi maggiori, infatti, è che si producano derive da teorie scientifiche a opzioni ideologiche o da tesi teologiche a pronunciamenti apologetici. Tra parentesi, è curioso notare che nelle pur preziose "Garzantine" la voce "Darwin" ha, nel volume dedicato alla Filosofia, quasi centocinquanta righe, mentre nel tomo delle Scienze ne allinea soltanto poco più di trenta! Molto spesso, infatti, l'interesse della teoria darwiniana risiede proprio nel confronto o scontro con le concezioni filosofiche e religiose. Non dimentichiamo, tra l'altro, che l'autore aveva studiato anche teologia a Cambridge e sulla religione egli era stato sempre piuttosto esitante: se nell'autobiografia si delineava come agnostico, nella seconda edizione (1860) de L'Origine della specie, alla frase "vi è qualcosa di grandioso in queste considerazioni sulla vita" aggiungeva a sorpresa: "e sulle varie facoltà di essa, che furono impresse dal Creatore in poche forme o anche una sola". Confessava in seguito che sulle questioni religiose "il mio giudizio è spesso fluttuante e persino nelle mie fluttuazioni più estreme non sono mai stato ateo nel senso di negare Dio". Sta di fatto che l'evoluzione fu ed è ancora brandita spesso come arma contro l'antropologia teologica ed è, perciò, molto interessante che uno scienziato, Fiorenzo Facchini la cui vicenda accademica l'ha condotto anche a impegnarsi sul campo in Kazakhstan e Kyrgyzstan per le sue ricerche paleantropologiche raccolga le "sfide della evoluzione" con un testo di alta divulgazione, chiaramente diviso a dittico, del quale il nostro giornale ha già offerto un'anticipazione e che ora vorremmo riproporre come interessante sussidio sintetico (Le sfide dell'evoluzione, Milano, Jaca Book, pp. 174). Il primo movimento del volume è di taglio "scientifico" e scandisce le varie tappe che vanno dall'esplosione della vita nel Cambriano fino all'homo erectus e allo sbocciare della cultura. Giunto al termine di questa prima parabola, vengono anche tirate le somme dei dati acquisiti: l'uomo ha una storia evolutiva (come le altre specie viventi) e si radica nel ceppo dei primati; l'evoluzione è la più plausibile spiegazione della documentazione fossile a noi pervenuta ed è coerente con le risultanze delle altre discipline (paleontologia, anatomia comparata, zoologia, genetica e biologia molecolare); la culla dell'umanità è da identificare in Africa; la cultura coi suoi sistemi intenzionali e simbolici è l'emblema identitario dell'uomo. Contemporaneamente, però, rimangono aperti molti interrogativi che lasciano spazio alla discussione, così come dai dati repertati germogliano interpretazioni, teorie, problemi di indole più sistematica. È, così, pronto il secondo movimento del saggio in cui Facchini senza dismettere i panni dello scienziato si trasferisce sull'altro versante ove, però, è necessario adottare un diverso statuto epistemologico. Intendiamo ovviamente alludere all'orizzonte filosofico-teologico - come è noto, Facchini è un sacerdote cattolico, e non c'è bisogno di evocare Copernico o Stenone o Spallanzani o Mendel e altri ecclesiastici scienziati per confermare questa tradizione - ove si presentano interrogativi e soluzioni ritenute spesso incompatibili con gli esiti delle analisi scientifiche. Centrale è il binomio "evoluzione e creazione", da molti giudicato come un dilemma, un'antinomia e persino un ossimoro contraddittorio. Le pagine dello studioso sono sobrie ma coraggiose: partono da una corretta ermeneutica dei passi della Genesi biblica, non temono di confrontarsi con la teoria dell'Intelligent Design che egli preferisce riclassificare come "progetto superiore", non esitano a perlustrare l'intero grappolo dei corollari dell'antropologia teologica: trascendenza, poligenismo o monogenismo, coscientizzazione, comportamento etico e così via.Un percorso che, alla fine, riesce a "custodire castamente le frontiere" proprie della scienza e della teologia, per usare la nota espressione di Schelling, evitando ogni concordismo a basso costo ed escludendo nel contempo ogni radicale incompatibilità e ogni aggressione prevaricatrice. Certo, questo libro verrà letto più dai credenti, ma ci permettiamo di suggerirlo anche a chi si classifica come Darwin un agnostico, perché potrà verificare quanto in queste pagine sia vagliata pure la letteratura "laica" sul tema. Vogliamo concludere, tuttavia, con una sorta di colpo d'ala, lieve ma suggestivo. Il grande antropologo Yves Coppens ha voluto raccontare le origini dell'uomo ai ragazzi e l'ha fatto con un delizioso album, illustrato da Sacha Gepner (Le origini dell'uomo, Milano, Jaca Book, 2008, pagine 61, euro 18). A partire dal Big Bang, l'orologio del tempo è fatto battere nei suoi 15 o 12 miliardi di anni per raggiungere non solo la nostra famiglia, gli Ominidi, dal cranio di Toumai nel Ciad o dalla piccola austrolopiteca Lucy, ma per scendere anche giù giù fino a quei nostri progenitori che, inventando la scrittura, hanno suggellato la preistoria e ci hanno introdotto nella storia. "Quale che sia il colore della loro pelle - conclude Coppens - la loro statura e la forma degli occhi, tutti gli uomini che popolano la nostra Terra appartengono all'unica specie, Homo sapiens, uscita dall'unico genere Homo, nata in Africa 3 milioni di anni fa".

Copyright L'Osservatore Romano


Link Web site SRM
Fonte Euresis

domenica, giugno 08, 2008

Si conclude domenica il VI Simposio europeo dei docenti universitari

Si conclude domenica il VI Simposio europeo dei docenti universitari “Allargare gli orizzonti della razionalità. Prospettive per la filosofia”

Pubblichiamo titoli e links alle notizie principali, e domani iniziamo l'approfondimento dei temi.


Segnaliamo, in particolare, il discorso di S.S. Benedetto XVI per l'udienza data oggi dal Pontefice ai partecipanti all'evento, e il discorso introduttivo del Card. Camillo Ruini.

Rilanciamo la filosofia per comprendere meglio la modernità

L'udienza di Benedetto XVI ai partecipanti al sesto Simposio europeo dei docenti universitari
Link
L'Osservatore Romano

Favorire un dialogo fecondo tra fede e ragione per rispondere alle sfide della modernità: l’invito del Papa ai partecipanti al Simposio europeo sul tema “Allargare gli orizzonti della razionalità”
Link Radio Vaticana

Allargare gli orizzonti della razionalità - Card. Camillo Ruini
da L'Osservatore Romano, 6 giugno 2008

Link SRM

A Roma il VI Simposio europeo dei docenti universitari

Link Radio Vaticana

Per una teologia e una filosofia in dialogo
La proposta del VI Simposio Europeo dei Docenti Universitari che si terrà Roma

Link Zenit

In diocesi: Filosofia in dialogo con scienza e fede
Link RomaSette

Tra gli interventi dei relatori segnaliamo quelli in programma più strettamente inerenti il rapporto tra scienza e fede: link
Link sito web - programma - altre informazioni: simposiophil@vicariatusurbis.org

venerdì, maggio 23, 2008

Teorie evolutive e creazione a dialogo in un convegno del Progetto STOQ e del Pontificio Consiglio della Cultura

Il 2009 sarà l'anno del bicentenario della nascita di Darwin, e il 150mo. della pubblicazione del suo libro Sull'origine delle specie. La Pontificia Università Gregoriana, nell'ambito del Progetto STOQ, sotto gli auspici del Pontificio Consiglio della Cultura, organizza un congresso internazionale dal titolo “Biological Evolution: Facts and Theories” per presentare e analizzare il dibattito attualmente in corso, e cercare le possibili vie di dialogo.

L'evento, per il quale è stato creato un sito,
www.evolution-rome2009.org, era stato anticipato il 6 aprile scorso dal Sole 24 Ore, in un articolo di P. Tomasz Trafny, Officiale del Pontificio Consiglio e Vicecordinatore del Progetto STOQ, e del prof. Gennaro Auletta.

Nell'articolo vengono presentati il Congeresso e le sue linee guida. Tra queste, l'oggettività dell'evoluzione; la necessità di studiare “le teorie scientifiche che cercano di spiegare i processi evolutivi”; il superamento, grazie ad una maggiore comprensione “dei processi epigenetici”, del “rigido determinismo genetico che era ancora alla base della sintesi neodarwiniana”; l'idea di un organismo “considerato come un network complesso”; il “confronto con la Filosofia”; come i progressi della scienza possano portare “a uno sviluppo del pensiero teologico”, e “a una maggiore comprensione delle verità etiche e religiose” tramandate dalla Bibbia; infine, l'obiettivo di un definitivo superamento del “distacco tra Scienza, Filosofia e Teologia”, tra “Ratio et Fides”.
Il Corriere della Sera ha poi ripreso la notizia in un articolo dell'11 aprile scorso, che però pone troppo l'accento sulle polemiche e attribuisce al convegno, e allo stesso Monsignor Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, contenuti, obiettivi e parole che non corrispondono alla realtà.

Tralasciando le affermazioni di Boncinelli, per il quale l'evento è destinato al “naufragio” o alla “menzogna”, sono da rilevare alcuni elementi fondamentali nel testo dell'articolo, che purtroppo sembra confondere le reali intenzioni degli organizzatori.

Per primo, non è possibile che l'evento voglia essere una “sintesi tra evoluzione e disegno intelligente”, principalmente perchè la Chiesa Cattolica non sostiene tale teoria, che prevede una sorta di “creazione imperfetta”, con un Dio che crea e poi apporta modifiche necessarie o opportune per l'ambiente e gli esseri viventi.

Anche lo “scopo di ricucire i rapporti tra Chiesa e mondo scientifico, turbati da certi atteggiamenti critici del Papa nei confronti delle teorie di Darwin”, appare una esagerazione, in linea con una presunta conflittualità irriducibile tra Chiesa cattolica e scienza.

In realtà, Papa Benedetto XVI, seguendo le orme di Papa Giovanni Paolo II, ha sempre dichiarato possibile e plausibile l'evoluzione; resterebbero però da chiarire molte questioni che il darwinismo sembra non riesca ancora a spiegare.


Sito ufficiale del Congresso:
http://www.evolution-rome2009.org/

Link articolo Sole 24 Ore, SRM

sabato, maggio 17, 2008

Prossimi Eventi. Master in Scienza e Fede

Scienza, etica e riproduzione umana

Conferenza del Prof. Lucio Romano (Università degli Studi di Napoli), per il ciclo di conferenze "Rapporto mente-corpo e intelligenza artificiale", del Master in Scienza e Fede

Martedì 20 maggio 2008, dalle 15.30 alle 17.00

Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, Aula Masters

Link
conferenza
Link
conferenze Master in Scienza e Fede
Link
Master in Scienza e Fede

venerdì, maggio 16, 2008

SRM Newsletter N.68


Link
SRM Newsletter n.68

L'evoluzione tra scienza e fede

L'evoluzione tra scienza e fede
Lapalissiano: l'anima spirituale non può derivare dalla materia


È in libreria il volume "Le sfide dell'evoluzione. In armonia tra scienza e fede" (Milano, Jaca Book, 2008, pagine 176, euro 16) del quale pubblichiamo un estratto.
di Fiorenzo Facchini
Se la capacità progettuale e la simbolizzazione possono essere considerate sul piano fenomenologico elementi extrabiologici e rappresentano un trascendimento rispetto alle proprietà degli altri viventi, ci si può chiedere quale sia la natura di tale trascendimento, che cosa cioè nell'uomo possa spiegare il trascendimento. Una simile domanda non può avere risposta sul piano empirico. Alcuni la cercano nello sviluppo del cervello. Ma l'attività cerebrale non può identificarsi con la soggettività dell'essere umano, con la sua autocoscienza, con il suo io, anche se è richiesto il funzionamento del cervello. L'attività cognitiva dell'uomo è di tipo astrattivo, non riconducibile alla conoscenza empirica, anche se parte da essa. Le idee, il pensiero, le emozioni non sono riducibili all'attività elettrica del cervello, che pure le accompagna. ma non ne è la causa. Oltre alla capacità cognitiva c'è l'autodeterminazione, la libertà, che svincola le scelte dell'uomo da motivi puramente materiali. Si aggiunge il comportamento altruistico, la possibilità di libere scelte che possano comportare sacrifici. Sono espressioni che trascendono la sfera biologica e denotano una componente non di ordine fisico. Si prospetta il problema della spiritualità dell'uomo, un problema essenzialmente filosofico, ma che non può essere deluso, altrimenti si compie un'operazione riduzionistica. "L'uomo - osserva Blaise Pascal - non è che una canna pensante, la più debole della natura, ma una canna pensante (...) Tutta la nostra dignità consiste nel pensiero" (Pensieri, 347). E ancora Pascal: "Da tutti i corpi insieme non si potrebbe far scaturire un piccolo pensiero: ciò è impossibile e di un altro ordine" (Pensieri, 793). L'uomo pensa e sa di pensare e attraverso di lui l'universo intero è pensato. Con l'uomo si innesta nella evoluzione della vita il pensiero, nota Yves Coppens (2007), e la materia si fa pensante. E Gustave Martelet (2003): "L'universo è una universalità pensata o almeno pensabile, ma richiede che qualcuno lo faccia". Se nell'uomo c'è un'attività spirituale e quindi un'anima, oltre alle cause fisiche naturali che determinano le caratteristiche biopsichiche fisiche umane, si deve ammettere un concorso superiore per l'anima. Per l'uomo non c'è solo una discontinuità culturale, ma anche ontologica, ha notato Giovanni Paolo II nel messaggio alla Pontificia Accademia delle Scienze del 24 ottobre 1996. In tale messaggio il Papa riconosceva il carattere di teoria scientifica all'evoluzione e non più di ipotesi, come era detto nella enciclica Humani generis di Pio XII nel 1950. "Oggi nuove conoscenze conducono a non considerare più la teoria dell'evoluzione una mera ipotesi. È degno di nota il fatto che questa teoria si sia imposta all'attenzione dei ricercatori a seguito di una serie di scoperte fatte nelle diverse discipline del sapere. La convergenza non ricercata né provocata dei risultati dei lavori condotti indipendentemente gli uni dagli altri costituisce di per sé un argomento significativo a favore di questa teoria". Però, affermava, "con l'uomo ci troviamo di fronte a una differenza di ordine ontologico, dinanzi a un salto ontologico", e si domandava: "Proporre una tale discontinuità non significa opporsi a quella continuità fisica che sembra essere il filo conduttore delle ricerche sull'evoluzione dal piano della fisica e della chimica?". A questo riguardo rilevava che occorre tenere distinti i due diversi ordini del sapere: quello scientifico e quello filosofico-teologico: "Le scienze dell'osservazione descrivono e valutano con sempre maggior precisione le molteplici manifestazioni della vita e le iscrivono nella linea del tempo. Il momento del passaggio all'ambito spirituale non è oggetto di una osservazione di questo tipo, che comunque può rivelare a livello sperimentale una serie di segni molto preziosi della specificità dell'essere umano. L'esperienza del sapere metafisico, della coscienza di sé e della propria riflessività, della coscienza morale, della libertà e anche l'esperienza estetica e religiosa sono di competenza dell'analisi e della riflessione filosofica, mentre la teologia ne coglie il senso ultimo secondo il disegno del Creatore". Queste considerazioni rappresentano una grande apertura e nello stesso tempo sono chiarificatrici sul piano epistemologico. Non è che il magistero voglia portare nuovi argomenti a favore dell'evoluzione, ma l'autorevolezza di chi li propone, l'intrinseca coerenza e il rispetto delle diverse metodologie di indagine aiutano ad affrontare correttamente i problemi che si possono incontrare. I richiami del Papa sulla specificità dell'uomo sono coerenti con quanto la Bibbia insegna: l'uomo è fatto "a immagine e somiglianza di Dio" e in ciò differisce essenzialmente dall'animale. "L'uomo è simile a Dio nella sua totalità", nota Gerhard von Rad (1993), "la somiglianza non riguarda soltanto lo spirito dell'uomo, ma anche il corpo". Questa specificità spirituale comporta un divario ontologico rispetto all'animale. Ha osservato Pierre Teilhard de Chardin: "Il segreto dell'uomo non è negli stadi sorpassati della vita embrionale (ontogenetica e filogenetica): è nella natura spirituale dell'anima. Ora quest'anima sfugge alla scienza la cui essenza è di analizzare le cose nei loro elementi e nei loro antecedenti materiali. Solo il senso intimo e la riflessione filosofica possono scoprirla" (L'Avvenire dell'Uomo, p. 81). L'essere umano, in forza dello spirito, è trascendente rispetto alle realtà infraumane, ma reclama una trascendenza nella sua origine, perché lo spirito non può derivare dalle forze della materia. Di conseguenza occorre un concorso particolare di Dio nella formazione dell'essere umano, pur rimanendo le cause naturali che portano alla sua emergenza. Qualcosa di analogo avviene nella generazione umana con l'animazione che comporta un concorso di Dio creatore nella procreazione, non essendo l'anima trasmessa dai cromosomi dei genitori. Nella ominizzazione si può ritenere che, quando si sono realizzate le condizioni biologiche necessarie per supportare un essere capace di pensiero riflesso, la volontà di Dio creatore liberamente l'ha voluto ed è esistito l'uomo. Come ciò sia avvenuto non possiamo saperlo, così come non riusciamo a immaginare come avvenga il concorso di Dio nell'animazione di ogni essere umano. Dunque, l'uomo deriva da una scimmia? No, si potrebbe meglio dire che in un ominide non umano in un certo momento si è accesa la scintilla dell'intelligenza per volontà di Dio ed è esistito l'uomo come persona, come soggetto capace di pensare e di decidere liberamente. "Non deriviamo dai bruti, ma ascendiamo da essi", diceva Antonio Fogazzaro. Con l'uomo l'ominide viene elevato a un livello superiore in forza di ciò che in lui trascende la dimensione puramente animale. La comparsa dell'uomo non può essere vista né come un evento casuale e neppure come un evento strettamente necessario, in quanto dipendente da una volontà di Dio, in qualunque modo si sia realizzato nell'ordine naturale. Il ricorso a un intervento superiore non rappresenta una intrusione indebita nel campo della scienza - come nel caso dell'Id - ma è richiesto per spiegare la presenza dello spirito nell'uomo, che non può rientrare negli orizzonti e nei metodi di studio delle scienze empiriche. Si può invece parlare di integrazione di vedute, sia pure muovendosi in un altro campo di indagine, come quello di ordine filosofico e religioso. Joseph Ratzinger nel 1968 nota che Dio ha voluto l'uomo in un modo specifico e più diretto delle cose naturali, come un essere che lo conosce, capace di rivolgersi a lui. Per questo motivo non può essere fissato dalla paleontologia il momento dell'antropogenesi. La differenza qualitativa fra l'essere animale e l'essere umano comporta che non vi siano stati gradi intermedi nello psichismo veramente umano. Il problema se l'era posto anche Jacques Maritain (1977). Per immaginare il processo di ominizzazione e il superamento della soglia umana Maritain ipotizza la presenza di "animali sovrasviluppati o preuomini", informati di un'anima sensitiva, ma sprovvisti di anima intellettiva (p. 142). Essi potrebbero avere generato i primi esseri forniti di anima umana direttamente e liberamente voluti da Dio a partire dalla vita fetale (p. 145). Si tratterebbe di una "ipotesi utile e feconda nelle mani dei paleontologi, benché sul piano della scienza non possa apparire che verosimile e non sia suscettibile di essere verificata". La trascendenza sarebbe data dall'anima "grazie all'intervento finale di una scelta assolutamente libera e gratuita operata da Dio creatore e che trascende tutte le possibilità della natura materiale", anche se al termine di un processo evolutivo naturale. Nessuna gradualità tra animale e uomo potrebbe ammettersi, ma soltanto una preparazione che potrebbe avere interessato anche lo psichismo; è da ammettersi negli ominidi che hanno preceduto l'uomo, gli australopiteci, uno psichismo più elevato di quello delle antropomorfe, ma non ancora di tipo astrattivo o riflesso come quello che caratterizza l'uomo. In questa prospettiva la comparsa dell'uomo non può essere vista come un evento necessario, richiesto dal processo evolutivo. Esso avrebbe potuto fermarsi a una soglia preumana, anche se in tal caso ci si può chiedere quale significato potesse avere. Ma neppure può essere visto come un evento del tutto fortuito, perché il superamento della soglia umana richiede una volontà di Dio creatore che non è solo quella della causa prima che mantiene nell'esistenza tutte le cose create. Come rileva Maritain, l'uomo è comparso per una libera scelta di Dio, anche se si è effettuata secondo la sua volontà raggiunte determinate condizioni evolutive. Giovanni Paolo II aveva osservato in altra occasione: "Si può dunque affermare che dal punto di vista della dottrina della fede non si vedono difficoltà nello spiegare l'origine dell'uomo, quanto al corpo, mediante l'ipotesi dell'evoluzione(...) È cioè possibile che il corpo umano, seguendo l'ordine impresso dal Creatore nelle energie della vita, sia stato gradatamente preparato nelle forme di esseri viventi antecedenti. L'anima umana però, da cui dipende in definitiva l'umanità dell'uomo, essendo spirituale non può esser emersa dalla materia" ("L'Osservatore Romano", 17 aprile 1986).
©L'Osservatore Romano - 5-6 maggio 2008

L'extraterrestre è mio fratello - Intervista a P. José Gabriel Funes, Direttore della Specola Vaticana

Il rapporto tra astronomia e fede in un'intervista a padre Funes, direttore della Specola Vaticana

L'extraterrestre è mio fratello

di Francesco M. Valiante

"E quindi uscimmo a riveder le stelle". Cita Dante - il celebre verso che chiude l'ultimo canto dell'Inferno - per descrivere la missione dell'astronomia. Che è anzitutto quella di "restituire agli uomini la giusta dimensione di creature piccole e fragili davanti allo scenario incommensurabile di miliardi e miliardi di galassie". E se poi scoprissimo di non essere i soli ad abitare l'universo? L'ipotesi non lo inquieta più di tanto. È possibile credere in Dio e negli extraterrestri. Si può ammettere l'esistenza di altri mondi e altre vite, anche più evolute della nostra, senza per questo mettere in discussione la fede nella creazione, nell'incarnazione, nella redenzione. Parola di astronomo e di sacerdote. Parola di José Gabriel Funes, direttore della Specola Vaticana. Argentino, quarantacinque anni, gesuita, dall'agosto del 2006 padre Funes ha le chiavi della storica sede nel Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo, che Pio XI concesse all'osservatorio vaticano nel 1935. Fra circa un anno le restituirà, per ricevere quelle del monastero delle basiliane situato al confine tra le Ville Pontificie e Albano, dove si trasferiranno gli studi, i laboratori e la biblioteca della Specola. Unisce modi cortesi e pacati a quel leggero distacco dalle cose terrene di chi è abituato a tenere gli occhi rivolti verso l'alto. Un po' filosofo e un po' investigatore, come tutti gli astronomi. Contemplare il cielo è per lui l'atto più autenticamente umano che si possa fare. Perché - spiega a "L'Osservatore Romano" - "dilata il nostro cuore e ci aiuta a uscire dai tanti inferni che l'umanità si è creata sulla terra: le violenze, le guerre, le povertà, le oppressioni". Come nasce l'interesse della Chiesa e dei Papi per l'astronomia? Le origini si possono far risalire a Gregorio XIII, che fu l'artefice della riforma del calendario nel 1582. Padre Cristoforo Clavio, gesuita del Collegio romano, fece parte della commissione che studiò questa riforma. Tra Settecento e Ottocento sorsero ben tre osservatori per iniziativa dei Pontefici. Poi nel 1891, in un momento di conflitto tra il mondo della Chiesa e il mondo scientifico, Papa Leone XIII volle fondare, o meglio rifondare, la Specola Vaticana. Lo fece proprio per mostrare che la Chiesa non era contro la scienza ma promuoveva una scienza "vera e solida", secondo le sue stesse parole. La Specola è nata dunque con uno scopo essenzialmente apologetico, ma col passare degli anni è divenuta parte del dialogo della Chiesa col mondo. Lo studio delle leggi del cosmo avvicina o allontana da Dio? L'astronomia ha un valore profondamente umano. È una scienza che apre il cuore e la mente. Ci aiuta a collocare nella giusta prospettiva la nostra vita, le nostre speranze, i nostri problemi. In questo senso - e qui parlo come prete e come gesuita - è anche un grande strumento apostolico che può avvicinare a Dio. Eppure molti astronomi non perdono occasione per fare pubblica professione di ateismo. Direi che è un po' un mito ritenere che l'astronomia favorisca una visione atea del mondo. Mi sembra che proprio chi lavora alla Specola offra la testimonianza migliore di come sia possibile credere in Dio e fare scienza in modo serio. Più di tante parole conta il nostro lavoro. Contano la credibilità e i riconoscimenti ottenuti a livello internazionale, le collaborazioni con colleghi e istituzioni di ogni parte del mondo, i risultati delle nostre ricerche e delle nostre scoperte. La Chiesa ha lasciato un segno nella storia della ricerca astronomica. Ci faccia qualche esempio. Basterebbe ricordare che una trentina di crateri della luna portano i nomi di antichi astronomi gesuiti. E che un asteroide del sistema solare è stato intitolato al mio predecessore alla direzione della Specola, padre George Coyne. Si potrebbe richiamare inoltre l'importanza di contributi come quelli di padre O'Connell all'individuazione del "raggio verde" o di fratello Consolmagno al declassamento di Plutone. Per non parlare dell'attività di padre Corbally - vicedirettore del nostro centro astronomico di Tucson - che ha lavorato con un team della Nasa alla recente scoperta di asteroidi residui della formazione di sistemi binari di stelle. L'interesse della Chiesa per lo studio dell'universo si può spiegare col fatto che l'astronomia è l'unica scienza che ha a che fare con l'infinito e quindi con Dio? Per essere precisi, l'universo non è infinito. È molto grande ma è finito, perché ha un'età: circa quattordici miliardi di anni, secondo le nostre conoscenze più recenti. E se ha un'età, significa che ha un limite anche nello spazio. L'universo è nato in un determinato momento e da allora si espande continuamente. Da che cosa ha avuto origine? Quella del big bang resta, a mio giudizio, la migliore spiegazione dell'origine dell'universo che abbiamo finora dal punto di vista scientifico. E da allora che cosa è successo? Per trecentomila anni la materia, l'energia, la luce sono rimaste unite in una sorta di miscela. L'universo era opaco. Poi si sono separate. Così noi adesso viviamo in un universo trasparente, possiamo vedere la luce: quella delle galassie più lontane, per esempio, che è arrivata a noi dopo undici o dodici miliardi di anni. Bisogna ricordare che la luce viaggia a trecentomila chilometri al secondo. Ed è proprio questo limite a confermarci che l'universo oggi osservabile non è infinito. La teoria del big bang avvalora o contraddice la visione di fede basata sul racconto biblico della creazione? Da astronomo, io continuo a credere che Dio sia il creatore dell'universo e che noi non siamo il prodotto della casualità ma i figli di un padre buono, il quale ha per noi un progetto d'amore. La Bibbia fondamentalmente non è un libro di scienza. Come sottolinea la Dei verbum, è il libro della parola di Dio indirizzata a noi uomini. È una lettera d'amore che Dio ha scritto al suo popolo, in un linguaggio che risale a duemila o tremila anni fa. All'epoca, ovviamente, era del tutto estraneo un concetto come quello del big bang. Dunque, non si può chiedere alla Bibbia una risposta scientifica. Allo stesso modo, noi non sappiamo se in un futuro più o meno prossimo la teoria del big bang sarà superata da una spiegazione più esauriente e completa dell'origine dell'universo. Attualmente è la migliore e non è in contraddizione con la fede. È ragionevole. Ma nella Genesi si parla della terra, degli animali, dell'uomo e della donna. Questo esclude la possibilità dell'esistenza di altri mondi o esseri viventi nell'universo? A mio giudizio questa possibilità esiste. Gli astronomi ritengono che l'universo sia formato da cento miliardi di galassie, ciascuna delle quali è composta da cento miliardi di stelle. Molte di queste, o quasi tutte, potrebbero avere dei pianeti. Come si può escludere che la vita si sia sviluppata anche altrove? C'è un ramo dell'astronomia, l'astrobiologia, che studia proprio questo aspetto e che ha fatto molti progressi negli ultimi anni. Esaminando gli spettri della luce che viene dalle stelle e dai pianeti, presto si potranno individuare gli elementi delle loro atmosfere - i cosiddetti biomakers - e capire se ci sono le condizioni per la nascita e lo sviluppo della vita. Del resto, forme di vita potrebbero esistere in teoria perfino senza ossigeno o idrogeno. Si riferisce anche ad esseri simili a noi o più evoluti? È possibile. Finora non abbiamo nessuna prova. Ma certamente in un universo così grande non si può escludere questa ipotesi. E questo non sarebbe un problema per la nostra fede? Io ritengo di no. Come esiste una molteplicità di creature sulla terra, così potrebbero esserci altri esseri, anche intelligenti, creati da Dio. Questo non contrasta con la nostra fede, perché non possiamo porre limiti alla libertà creatrice di Dio. Per dirla con san Francesco, se consideriamo le creature terrene come "fratello" e "sorella", perché non potremmo parlare anche di un "fratello extraterrestre"? Farebbe parte comunque della creazione. E per quanto riguarda la redenzione? Prendiamo in prestito l'immagine evangelica della pecora smarrita. Il pastore lascia le novantanove nell'ovile per andare a cercare quella che si è persa. Pensiamo che in questo universo possano esserci cento pecore, corrispondenti a diverse forme di creature. Noi che apparteniamo al genere umano potremmo essere proprio la pecora smarrita, i peccatori che hanno bisogno del pastore. Dio si è fatto uomo in Gesù per salvarci. Così, se anche esistessero altri esseri intelligenti, non è detto che essi debbano aver bisogno della redenzione. Potrebbero essere rimasti nell'amicizia piena con il loro Creatore. Insisto: se invece fossero peccatori, sarebbe possibile una redenzione anche per loro? Gesù si è incarnato una volta per tutte. L'incarnazione è un evento unico e irripetibile. Comunque sono sicuro che anche loro, in qualche modo, avrebbero la possibilità di godere della misericordia di Dio, così come è stato per noi uomini. Il prossimo anno si celebra il bicentenario della nascita di Darwin e la Chiesa torna a confrontarsi con l'evoluzionismo. L'astronomia può offrire un contributo a questo confronto? Come astronomo posso dire che dall'osservazione delle stelle e delle galassie emerge un chiaro processo evolutivo. Questo è un dato scientifico. Anche qui io non vedo contraddizione tra quello che noi possiamo imparare dall'evoluzione - purché non diventi un'ideologia assoluta - e la nostra fede in Dio. Ci sono delle verità fondamentali che comunque non mutano: Dio è il creatore, c'è un senso alla creazione, noi non siamo figli del caso. Su queste basi, è possibile un dialogo con gli uomini di scienza? Direi che anzi è necessario. La fede e la scienza non sono inconciliabili. Lo diceva Giovanni Paolo II e lo ha ripetuto Benedetto XVI: fede e ragione sono le due ali con cui si eleva lo spirito umano. Non c'è contraddizione tra quello che noi sappiamo attraverso la fede e quello che apprendiamo attraverso la scienza. Ci possono essere tensioni o conflitti, ma non dobbiamo averne paura. La Chiesa non deve temere la scienza e le sue scoperte. Come invece è avvenuto con Galileo. Quello è certamente un caso che ha segnato la storia della comunità ecclesiale e della comunità scientifica. È inutile negare che il conflitto ci sia stato. E forse in futuro ce ne saranno altri simili. Ma penso che sia arrivato il momento di voltare pagina e guardare piuttosto al futuro. Questa vicenda ha lasciato delle ferite. Ci sono stati malintesi. La Chiesa in qualche modo ha riconosciuto i suoi sbagli. Forse si poteva fare di meglio. Ma ora è il momento di guarire queste ferite. E ciò si può realizzare in un contesto di dialogo sereno, di collaborazione. La gente ha bisogno che scienza e fede si aiutino a vicenda, pur senza tradire la chiarezza e l'onestà delle rispettive posizioni. Ma perché oggi è così difficile questa collaborazione? Credo che uno dei problemi del rapporto tra scienza e fede sia l'ignoranza. Da una parte, gli scienziati dovrebbero imparare a leggere correttamente la Bibbia e a comprendere le verità della nostra fede. Dall'altra, i teologi e gli uomini di Chiesa dovrebbero aggiornarsi sui progressi della scienza, per riuscire a dare risposte efficaci alle questioni che essa pone continuamente. Purtroppo anche nelle scuole e nelle parrocchie manca un percorso che aiuti a integrare fede e scienza. I cattolici spesso rimangono fermi alle conoscenze apprese al tempo del catechismo. Credo che questa sia una vera e propria sfida dal punto di vista pastorale. Cosa può fare in questo senso la Specola? Diceva Giovanni XXIII che la nostra missione deve essere quella di spiegare agli astronomi la Chiesa e alla Chiesa l'astronomia. Noi siamo come un ponte, un piccolo ponte, tra il mondo della scienza e la Chiesa. Lungo questo ponte c'è chi va in una direzione e chi va in un'altra. Come ha raccomandato Benedetto XVI a noi gesuiti in occasione dell'ultima congregazione generale, dobbiamo essere uomini sulle frontiere. Credo che la Specola abbia questa missione: essere sulla frontiera tra il mondo della scienza e il mondo della fede, per dare testimonianza che è possibile credere in Dio ed essere buoni scienziati.
(©L'Osservatore Romano - 14 maggio 2008)

giovedì, maggio 15, 2008

Il Master in Scienza e Fede visita i Laboratori Nazionali di Fisica Nucleare del Gran Sasso (LNGS)

A pochi giorni dall'annuncio dell'individuazione di particelle di materia oscura da parte di un gruppo di fisici italiani e cinesi guidati dalla prof.ssa Rita Bernabei, nei Laboratori Nazionali di Fisica Nucleare del Gran Sasso (cfr. newsletter nº 66), una delegazione del Master in Scienza e Fede ha avuto l'opportunità di visitare i Laboratori.

Alla visita, organizzata da Paolo Centofanti, direttore SRM, hanno preso parte studenti e membri dello staff del Master, guidati dal Prof. P.Rafael Pascual LC, direttore del Master e Decano della facoltà di Filosofia.

Dopo un seminario teorico e introduttivo alle attività e gli esperimenti, realizzati e attualmente in corso, i partecipanti hanno potuto accedere alle strutture sotterranee (le più grandi del mondo per un laboratorio di fisica), e osservare “sul campo” i laboratori, in cui si svolgono attività di ricerca ai confini della fisica teorica.

Pubblichiamo su SRM una pagina con informazioni, foto e links.

Link
pagina SRM - LNGS
Link notizia “
Flash di materia oscura sotto il Gran Sasso

Dibattito in Belgio tra insegnanti darwinisti e credenti cristiani e musulmani

"Darwin expliqué aux profs"

Il dibattito tra evoluzionisti, creazionisti, sostenitori di un Progetto Superiore o dell'Intelligent Design, sta maturando in Belgio un nuovo capitolo. La situazione è stata segnalata da alcuni giornali francesi, in particolare Le Soir, e in Italia dal Corriere della Sera.

A quanto si legge in quest’ultimo, un gruppo di docenti (in circa una sessantina di scuole), cattolici e islamici, si rifiuterebbero di insegnare le teorie evolutive, e sosterrebbero e insegnerebbero “il creazionismo o al massimo la teoria del «disegno intelligente», in opposizione all'evoluzionismo darwiniano”.

Il Corriere sottolinea come “professori cristiani e professori musulmani” siano “per una volta sostanzialmente d'accordo” nell'insegnare la creazione o il progetto di una “divinità creatrice”, a cui “danno il nome di Dio, o di Allah”.

Leggendo tra gli articoli rintracciabili sul web, appaiono poi altre informazioni, che aiutano forse a fare chiarezza, sebbene non tutti gli articoli siano univoci e concordi. Si legge infatti in un articolo che il “problema” è stato riscontrato inizialmente nella non accettazione di teorie esclusivamente darwiniste da parte degli stessi studenti, e, in un altro, che per i docenti, riguarderebbe principalmente giovani che si stanno formando, più che insegnanti di ruolo.

Link
Corriere della Sera - RTLInfo.be - Le Soir

mercoledì, maggio 14, 2008

Cristiani e Islamici: Fede e Ragione doni di Dio, entrambi estranei alla violenza

Papa Benedetto XVI ha ricevuto il 30 aprile scorso i partecipanti al colloquio "Fede e ragione nel Cristianesimo e nell'Islam", promosso dal Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e dal Centro per il Dialogo Interreligioso dell’Organizzazione per i Rapporti con la Cultura Islamica di Teheran (Iran), e presieduto dai rispettivi presidenti: il Cardinale Jean-Louis Tauran, e il Dottor Mahdi Mostafavi.

Dall'evento sono emersi numerosi punti di incontro tra le due fedi monoteiste nel rapporto tra fede e ragione. Entrambe sono “doni di Dio all'umanità”, e “non si contraddicono a vicenda”; la fede, in alcuni casi “può essere al di sopra della ragione, ma mai contro di essa”; entrambe sono poi “intrinsecamente non violente”, e “nè la ragione né la fede devono essere usate per commettere la violenza”.


Link
Zenit - Radio Vaticana - Repubblica

Eventi recenti

Visita e colloquio al Collegio Romano

Incontro tra la ricerca scientifica sull’Universo e la fede religiosa
L'evento si è svolto il 19 aprile scorso, partendo dal busto-mira di Padre Angelo Secchi, presso la Casina Valadier al Pincio (Roma), con una spiegazione del prof. Costantino Sigismondi.

Il busto, che celebra il famoso astronomo gesuita, fu collocato sopra ad una colonna (voluta dallo stesso Padre Secchi) che tramite un foro illuminato nelle ore notturne, permetteva all'Osservatorio del Collegio Romano di traguardare il meridiano di Roma.

Il gruppo di studenti e docenti si è poi spostato proprio al Collegio Romano, dove è stato possibile visitare i luoghi dell'antico Osservatorio, e assistere ad una conferenza tenuta da P. Sabino Maffeo SJ (della Specola Vaticana) e dal prof. Paolo de Bernardis, docente di Astrofisica alla Sapienza.

Pubblichiamo una pagina con foto e informazioni sull'evento

Link
SRM
Link locandina

Eventi recenti

Conferenza Lincea “Lettera di Galileo a Cristina di Lorena”

Nell'ambito delle Conferenze Lincee, il prof. Ottavio Besomi, professore di Letteratura italiana e Filologia romanza nell'Università di Friburgo, ha tenuto l'8 maggio 2008 la Conferenza Croce sul tema: "Lettera di Galileo a Cristina di Lorena".

Accademia Nazionale dei Lincei, Palazzo Corsini, via della Lungara 10, Roma

Link
Lincei 1 - Lincei 2

Il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso: Cristiani e Buddisti devono “prendersi cura del pianeta terra”

Ogni anno, in concomitanza con la Festa di Vesakh, la più importante delle festività buddiste, il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso invia un messaggio alle comunità buddiste nel mondo.

Per il messaggio di quest'anno, è stato scelto il tema della difesa dell'ambiente, e il titolo "Cristiani e Buddisti: prendersi cura del pianeta terra". “La tutela dell'ambiente – dichiara il messaggio -, la promozione di uno sviluppo sostenibile ed una particolare attenzione ai cambiamenti climatici sono materie di grave preoccupazione per tutti”.

“Il cristianesimo ed il buddismo hanno sempre promosso un grande rispetto per la natura ed insegnato che noi dobbiamo essere grati amministratori della terra. È infatti solo attraverso una profonda riflessione sul rapporto tra il Creatore divino, la creazione e le creature che gli sforzi volti a rispondere alle preoccupazioni ambientali non saranno compromessi dalla cupidigia del singolo o intralciati dagli interessi di particolari gruppi”.

Link
Zenit - Fides - Radio Vaticana - Asia News

lunedì, maggio 12, 2008

Prossimi Eventi. Master in Scienza e Fede

Automatismo vs Simbolismo

Conferenza della Prof.ssa Clementina Ferrandi (Pontificia Università San Tommaso d’Aquino, Roma), per il ciclo di conferenze "Rapporto mente-corpo e intelligenza artificiale" del Master in Scienza e Fede

Martedì 13 maggio 2008, dalle 15.30 alle 17.00

Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, Aula Masters

Link
conferenza
Link conferenze Master in Scienza e Fede
Link Master in Scienza e Fede


Near-Death Experiences. Interpretando i fenomeni pre-morte

Prof. Aureliano Pacciolla, Docente di Psicologia della Personalità (LUMSA e Pontifica Università Gregoriana)

Incontro del Gruppo di Ricerca L´organismo in prospettiva interdisciplinare, organizzato dall'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e dal Master in Scienza e Fede

giovedì 15 maggio 2008, dalle 15.30 alle 17.00

Aula Tesi, Ateneo Pontificio Regina Apostolorum


Link
evento
Link locandina (pdf)
La voce della fede cristiana
"Introduzione al Cristianesimo" di Joseph Ratzinger, Benedetto XVI, quarant’anni dopo


Convegno interdisciplinare organizzato dalle Facoltà di Teologia e Filosofia dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, e dedicato alla riflessione e all'analisi teologica e filosofica del libro Introduzione al Cristianesimo di Joseph Ratzinger, a quarant’anni dalla sua pubblicazione. Interverrà il Cardinale Darío Castrillón Hoyos ed altri autorevoli teologi e filosofi.

12 e 13 maggio 2008, dalle ore 9.00 alle ore 13.00
Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, Roma

Segnaliamo in particolare:
Scienza e Fede nel pensiero di Joseph Ratzinger – Papa Benedetto XVI
Prof. D. Paul Haffner (13 maggio 2008, ore 10.00)

Link
evento - locandina del Congresso (pdf)



Gerbertus qui et Silvester
Musico Astronomo Logico e Papa


Un incontro alla Sapienza di Roma sulle opere e il pensiero scientifico, filosofico e teologico, di Gerberto d'Aurillac, grande figura di studioso del X secolo; religioso, matematico, astronomo, fu il primo Papa francese, eletto con il nome di Silvestro II nel 999.
12 maggio 2008, Università La Sapienza, Roma
Dalle 9.00 alle 13.00: sala Odeìon, Facoltà di Lettere e Filosofia
Dalle 15.30 alle 19.00: Museo della Matematica (Sala Consiglio), Istituto di Matematica G. Castelnuovo
Coordinatore: Prof. Costantino Sigismondi
Link
ICRA



Qual è il ruolo culturale ed interdisciplinare delle scienze fisiche e matematiche ? Ipotesi e prospettive


1° Convegno Intersezioni AIF (Association for Physics Teaching), promosso dalla sezioni AIF di Calitri, Latina, Minturno, Napoli 1, Napoli 2, e dal Liceo Linguistico e Liceo Socio-Psico-Pedagogico Statale "N. Jommelli" di Aversa (CE).

Con il patrocinio di: Italian Society of Historians of Physics and Astronomy (SISFA), Regione Campania, Provincia di Caserta, Comune di Aversa, Ufficio Scolastico Provinciale di Caserta

Lunedì 19 maggio 2008 ore 9.00 - 18.30
Liceo Linguistico e Socio-Psico-Pedagogico Statale "N. Jommelli"
Via Ovidio, 15, Aversa (Ce)

La locandina dell'evento è on line sul sito web:
www.historyofscience.it

Due nuove pubblicazioni del Master in Scienza e Fede, per la collana Scienza e Fede - Saggi

La Sfera
Da Gerberto al Sacrobosco

Costantino Sigismondi


Scienza e Fede - Saggi, 9

Editore: Ateneo Pontificio Regina Apostolorum

ISBN: 978-88-89174-75-3

Pagine: 196 - formato: 17x24
stampa: maggio 2008 - € 15,00

Link scheda



Culmina Romulea
Fede e Scienza in Gerberto, Papa Filosofo


Costantino Sigismondi (ed.)

Collana: Scienza e Fede - Saggi, 8

Editore: Ateneo Pontificio Regina Apostolorum
ISBN: 978-88-89174-75-3
Pagine: 140 - formato: 17x24
stampa: aprile 2008 - € 10,00

Link scheda
Link
pubblicazioni Master in Scienze e Fede

lunedì, marzo 10, 2008

Una macchina per leggere i nostri pensieri ?

Proseguono gli studi per tentare di individuare, comprendere e interpretare, tramite apparecchiature diagnostiche o con tecnologie il più delle volte simili, i processi neuronali alla base del pensiero dell'essere umano.

Nature pubblica un articolo su uno studio dell'universita' della California a Berkeley: un team di scienziati, guidati dal Prof. Jack Gallant, neurologo, utilizzando una apparecchiatura (uno scanner) simile a quelle utilizzate per la diagnostica, riuscirebbe ad individuare (non sempre, ma in un numero di casi considerato significativo) quali immagini stiano osservando i volontari soggetti all'esperimento.

Alcuni media già da tempo parlano di macchine per la lettura della mente, o simile, e anche in questo caso (basta leggere i titoli) confermano questa idea.
In realtà, nell'esperimento in questione, i volontari devono prima osservare circa un migliaio di immagini, proiettate secondo una sequenza stabilita, mentre il sistema registra la loro attività cerebrale.

In una seconda fase, le immagini vengono poi proiettate casualmente, e sulla base dei dati rilevati precedentemente lo scanner riuscirebbe ad individuare, con una percentuale di successo del 90% su 120 immagini, e dell'80% su 1.000, quale immagine il soggetto stia osservando.

Non è quindi una macchina per la lettura del pensiero, ma per il Prof. Gallant dimostra che sia possibile “ricostruire l'immagine dell'esperienza visuale di un uomo misurando la sua attività cerebrale", e “nel giro di 30-50 anni” saranno disponibili scanner molto più veloci e sofisticati, tali da permettere ad esempio di comprendere le reazioni di una persona a determinate immagini, oppure di capire se stia mentendo.

Per il Prof. Gallant si aprono “enormi possibilità”, e “presto potremo avere una macchina capace di ricostruire in qualsiasi momento un'immagine dal cervello umano”.

Di fronte a tali prospettive, appare evidente la necessità di proseguire il dibattito etico sull'utilizzo e i limiti opportuni di tali tecnologie.

Link
ANSA - La Stampa - La Repubblica
PC

La Sindone tra Scienza e Fede

Intervista P. Gianfranco Berbenni 29.02.08 Sindone

Durante la Conferenza Internazionale “La Sindone tra Scienza e Fede”, organizzata lo scorso 29 febbraio dal Master in Scienza e Fede dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, in collaborazione con l’Istituto Veritatis Splendor di Bologna, abbiamo intervistato uno dei relatori, P. Gianfranco Berbenni.


Qual'è il significato teologico della Sindone ?

Il significato teologico della Sindone è nell’avere il corpo reale del Cristo avvolto nel telo; è quella che noi definiamo una reliquia, ma è una particolarissima reliquia, perché è l'unica che conserva traccia fisica del corpo di Gesù.


Lei è davanti all'ologramma, che è stato realizzato dal Dr. Soons e dal suo team, dell’Uomo della Sindone

Questa tecnologia è molto utile, non soltanto come lettura “ad effetto”, e di primo impatto tridimensionale, ma anche per gli scienziati, perché sono rese evidenti le volumetrie del corpo; chiaramente vanno poi indagate, analizzate, con l'aiuto di questo strumento, che mi sembra molto utile e interessante.


Nella Sindone qual'è il rapporto tra tecnologia e fede ?

La tecnologia è un umile e utile strumento per avere una base sempre più affidabile per ricostruire il processo, le torture, la crocifissione, e anche i cenni di risurrezione che si possono avere nella ematologia, cioè nella forma con la quale il sangue viene decalcato nella Sindone.
Per cui è davvero uno strumento privilegiato.


Alla luce anche delle recenti indiscrezioni sulle prossime dichiarazioni del Prof. Ramsey in una intervista alla BBC, cosa c'è di nuovo ?

Di nuovo qualcosa di banale, direi, ma provvidenziale. Banale nel senso che va perlomeno ripresa una nuova serie di indagini, sempre con il radiocarbonio 14, ma con gli aggiornamenti attuali di procedure e di tecnologie scientifiche.
Al tempo stesso, c'è la straordinarietà di riprendere questi risultati dopo vent'anni dal primo esame. E anche se può sembrare un “attentato” al metodo scientifico, attendere addirittura vent'anni per la seconda fase di indagini, se ha contribuito a calmare le acque tra i contrari e i favorevoli all'autenticità Sindonica, ben venga questo ventennio di attesa, e questo nuovo inizio delle ricerche al radiocarbonio.


Vede la possibilità di un nuovo “STURP” oggi ?

Sarebbe interessante costituire un nuovo STURP, cercando di evitare alcuni piccoli errori strutturali che ne possono indebolire la tenuta, specialmente nei percorsi scientifici pesanti o non previsti, però sarebbe certamente interessante riprendere le ricerche, eventualmente anche con giovani ricercatori degli Stati Uniti.


Paolo Centofanti
L’Osservatore Romano, 06.03.2008

Intervista all'arcivescovo Gianfranco Ravasi in occasione dell'assemblea plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura

di Francesco M. Valiante

Tanto per cominciare, meno cattedratici e più giovani nei grandi eventi culturali.
Poi una bella spolverata al linguaggio troppo paludato e curiale della comunicazione ecclesiale. In generale, niente chiusure o integralismi ma dialogo a tutto campo con la scienza, la filosofia, l'economia. In particolare, mano tesa alle avanguardie e alle sperimentazioni nel campo artistico. Occhi puntati sulle realtà continentali, soprattutto su Asia e Africa. E maggiori risorse da investire in internet, dove forum e blog aprono spazi enormi di confronto con le grandi questioni esistenziali e religiose dell'uomo. Posta a monsignor Ravasi, la domanda classica "progetti per il futuro?" serve a scoperchiare una pentola in ebollizione. Da appena sei mesi presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, l'arcivescovo non è tipo da sottovalutare le potenzialità di un dicastero destinato a giocare un ruolo sempre più decisivo nel cruciale rapporto tra fede e modernità.

"Il nostro compito fondamentale - spiega in questa intervista concessa a "L'Osservatore Romano" alla vigilia della plenaria - dovrebbe essere soprattutto quello di far ritornare nell'uomo di cultura e di scienza il gusto delle domande iniziali, che vengono prima delle scelte tecniche". "Anche perché - aggiunge sorridendo - come diceva Oscar Wilde, a dare risposte sono capaci tutti, ma a porre le vere domande ci vuole un genio".

Cominciamo allora dalla domanda iniziale per eccellenza: che cos'è la cultura?

A esser sinceri, nessuno può dire effettivamente di saperlo. C'è un aggettivo a cui di solito si ricorre per tirarsi fuori dagli impacci: "trasversale". Con ciò si intende dire che la cultura è sempre più una visione di insieme e come tale passa attraverso tutti i percorsi umani. In questo senso, io sono convinto che occorra effettivamente arginare l'eccessiva parcellizzazione del sapere e dare più spazio ad una sana curiositas.

Le sembra che oggi la cultura vada in questa direzione? Direi che stiamo assistendo a un fenomeno singolare. Da un lato c'è molta superficialità, approssimazione: si parla di tutto senza sapere quasi niente. Ma, d'altra parte, la tendenza che veramente sconcerta - lo si è visto nella vicenda della mancata visita del Papa alla Sapienza - è proprio la desolante assenza di curiositas. Perché "sapere" non è solo conoscere ma avere "sapore", avere gusto per comprendere, vedere gli orizzonti al di là della semplice nozione di dati.

Ed evitare così che il confronto fra posizioni diverse finisca per trasformarsi in scontro?

Secondo me lo scontro può anche essere legittimo. Non è detto che occorra sempre arrivare all'accordo, anche perché di solito questo avviene al ribasso, su un minimo comune denominatore che non porta a nulla di produttivo. Però, bisognerebbe almeno ascoltare ciò che l'altro ha dentro. Ascoltare l'altro, ascoltare tutto, ma soprattutto ascoltare prima di parlare.

È un richiamo solo agli uomini di cultura laici o anche a quelli cattolici?

Non c'è dubbio che anche noi abbiamo un grande handicap nel dialogo interculturale. Non siamo sempre in grado, cioè di dimostrare che la verità non è un principio di blocco dell'attività razionale, ma è una parte importante della conoscenza: "La verità vi farà liberi". Abbiamo generato negli altri la convinzione che a noi non interessi la conoscenza, perché possediamo già una verità data una volta per tutte. Invece per sua natura il ;sapere, se vuole essere fecondo, deve avere come meta la ricerca della verità, deve sempre andare "verso".

Non sarà che la Chiesa non riesce a comunicare se stessa in maniera efficace?

Infatti. Ed è per questo che uno dei temi su cui vorrei puntare maggiormente l'attività del dicastero è quello del linguaggio. Bisogna riconoscere onestamente che oggi la Chiesa ha un deficit di comunicazione. Un deficit di linguaggio, appunto, ma anche di tempestività, di toni, di adeguatezza. Le verità della fede, i grandi progetti ecclesiali sono proposti, da una parte, in forme troppo stereotipate e, dall'altra, in modi vivaci, spumeggianti ma privi di contenuto effettivo.

È un problema di strumenti, di uomini o di contenuti?

È difficile fare distinzioni precise, anche perché ormai - come ci ha insegnato McLuhan - mezzo e messaggio sono talmente intrecciati tra loro da essere inscindibili. In ogni caso, questa autocritica dobbiamo farla anzitutto noi uomini di Chiesa, a cominciare dal modo con cui elaboriamo i documenti ecclesiali e dicasteriali. Occorre che impariamo a scriverli con l'orecchio e l'occhio sempre più attenti al mondo e al suo linguaggio.

Si riferisce anche ai documenti pontifici?

Al contrario. Bisogna dire che in questo campo il Papa mostra di essere molto più avanti dei dicasteri della Curia. Basti considerare il suo costante riferimento ad autori contemporanei, come si può vedere nell'ultima enciclica Spe salvi. Citare Horkheimer o Adorno, per esempio, suscita molto più interesse che non discettare di una teoria in modo generico. Vuol dire collocare le proprie idee all'interno di un dibattito immediato e diretto. Questo è, secondo me, lo stile giusto: riuscire ad attirare e a coinvolgere l'attenzione di chi legge, abbandonando il vecchio stile asettico del documento curiale.

E quali progetti ha in cantiere il dicastero sul tema della comunicazione?

Ho in mente tre ambiti in particolare: l'editoria, la radio e la comunicazione on line. Ma vorrei puntare soprattutto sul terzo, che è quello più attuale, interessante, anche se indubbiamente più complesso. È un settore che richiede tempestività e interattività: questo vuol dire tempo, risorse, energie.

Sta pensando ad un sito internet?

L'idea non è solo quella di un sito ma anche di una sorta di blog, cioè una possibilità concreta di interfacciarsi, di confrontarsi, accogliendo le provocazioni e le istanze più significative che emergono dalla gente. Noi dobbiamo riuscire a dare risposta a queste domande. E l'uso di internet ci insegna gradualmente anche un linguaggio più immediato e più diretto per rivolgerci alle persone, in particolare ai giovani.

Non le sembra che proprio i giovani siano lasciati ai margini di una cultura sempre più patrimonio degli addetti ai lavori?

Anche in questo caso dobbiamo recitare un mea culpa. Le nostre iniziative culturali fanno riferimento quasi sempre al mondo accademico: coinvolgono docenti, studiosi, esperti. Sarebbe invece molto interessante avere gruppi di studenti che ci sollecitano, ci interrogano, ci propongono. Personalmente voglio impegnarmi perché ci sia una presenza sistematica di giovani negli organismi che curano la preparazione dei grandi eventi culturali. Con il loro linguaggio - che ha le sue grammatiche, le sue caratteristiche, anche le sue corruzioni - porterebbero certamente un contributo di novità.

Ma il mondo della cultura è capace di ascoltarli?

Per quel che riguarda il Pontificio Consiglio io parto da una convinzione: un dicastero che parla e non ascolta sicuramente viene meno alla sua missione. Secondo me occorre sempre una reciprocità quando si dialoga: noi possiamo offrire indicazioni ai nostri interlocutori, ma anche loro possono offrirci informazioni, richieste, proposte. È uno stile che deve valere per tutta la nostra attività.

E quali strumenti concreti di ascolto avete a disposizione?

La struttura fondamentale a cui possiamo far riferimento è rappresentata dai centri culturali. È un insieme di organismi che sta acquisendo un ruolo sempre più significativo, soprattutto in continenti come l'Africa, l'Asia, l'America. Certo, si tratta di realtà molto diversificate: alcuni sono autentiche istituzioni, che da anni promuovono iniziative di alto livello - mostre, conferenze, grandi eventi culturali - mentre altri rappresentano semplicemente il primo tentativo di proporre un itinerario di formazione cristiana.

Attualmente quanti sono?

Non abbiamo mai fatto una verifica completa, ma direi che siamo sull'ordine di diverse migliaia. Pensi che solo la diocesi di Milano ne ha trecento, anche se si tratta di una concentrazione per molti versi eccezionale. In ogni caso, non bisogna illudersi che questi organismi possano vivere da soli. È necessario alimentarli, stimolarli, sollecitarli continuamente.

In che modo?

Intanto nei nostri incontri cerchiamo di coinvolgere sempre i loro rappresentanti, in modo che le indicazioni generali elaborate e poi fatte proprie dai vescovi non restino soltanto teoriche ma abbiano un minimo di verifica attraverso l'esperienza di questi centri. In linea generale, bisognerebbe considerare più attentamente le loro specificità e le loro esigenze. Perché se è vero che la globalizzazione sembra ormai omologare tutto, mai come in questo tempo si constata l'insorgenza delle singole identità culturali. Penso appunto all'Asia, in particolare alla Cina, ma anche all'India, dove convivono tradizioni religiose, antiche stratificazioni sociali e livelli altissimi di sviluppo tecnologico. È per questo che, alla fine di aprile, abbiamo in programma un incontro del dicastero in Nepal, un'area significativa proprio perché al confine tra Cina e India. Allo stesso modo, ai primi di luglio, a Dar Es Salaam, in Tanzania, avremo un incontro con gli episcopati e i delegati per la cultura dell'Africa anglofona e francofona. Qualcosa del genere vorremo realizzarla anche per l'America Latina.

Esiste un problema di coordinamento dei vari organismi culturali locali?

Certo. Ed è per questo che deve funzionare sempre più quel rapporto di reciprocità di cui parlavo prima. In ogni caso, l'esigenza di un coordinamento non riguarda solo l'attività ad extra del dicastero ma anche quella ad intra. Questo discorso si riferisce anzitutto agli organismi collegati organicamente al Pontificio Consiglio della Cultura, ossia le sette Accademie Pontificie. Ma si collega anche alla scelta del Papa di dare un unico presidente ai dicasteri della cultura, dei beni culturali della Chiesa e dell'archeologia sacra. Qui si apre un orizzonte molto più vasto, che è quello dell'arte intesa in senso ampio.

Che cosa significa in pratica?

Parlando di arte, il pensiero va subito alla pittura e alla scultura. Ma non bisogna dimenticare, per esempio, l'architettura, le lettere, la musica. Sono ambiti molto diversi tra di loro, che di solito rientrano nella categoria di "beni culturali". Bene, io penso ad un dicastero che sia in grado di fornire stimoli e indicazioni su questo oggettivo patrimonio: che suggerisca, per esempio, come gestire correttamente le biblioteche, come favorire il dialogo con gli artisti, come studiare il rapporto con la liturgia, come concepire la possibilità che l'arte del nostro tempo torni ad interrogarsi ancora sulla grande tradizione iconografica.

Ma qual è la situazione attuale dell'arte?

Basta sfogliare una rivista di arte contemporanea per capire come essa si stia avvitando su se stessa, diventando autorefenziale. Non ha più soggetti e continua a elaborare percorsi più che veri e propri discorsi. In questo senso, rilanciare l'attenzione sui grandi temi - che ormai l'artista non è più abituato a considerare perché lavora solo sul materico e non sullo spirituale - credo che sarebbe di grande beneficio per tutta l'arte contemporanea. Facciamo un esempio concreto. Consideri la nuova edizione tipica del lezionario domenicale della Conferenza episcopale italiana. A mio avviso si tratta di un'esperienza suggestiva, che va proprio in questa direzione. Vorrei sottolineare il tentativo, per esempio, di inserire nell'impianto illustrativo importanti esponenti della transavanguardia, come Palladino e Chia. Questo mostra, da un lato, che la Chiesa non è lontana dal linguaggio artistico corrente e, dall'altro, che essa stessa ha bisogno di rendersi più comprensibile al più vasto orizzonte artistico.

Nasce da qui la sua recente proposta di una presenza alla biennale di Venezia?

In verità si è trattato solo di un auspicio. Del resto, se pensiamo che alla fiera del libro di Francoforte sono presenti le edizioni religiose e alla stessa mostra cinematografica di Venezia viene assegnato ogni anno il premio dell'Organizzazione cattolica internazionale del cinema, non si vede perché non si possa immaginare una presenza analoga - da parte della Santa Sede ma anche soltanto del dicastero o di un altro organismo - nel luogo dove si elaborano le nuove grammatiche artistiche. Eppure le reazioni non sono sembrate del tutto entusiaste. Al di là di questo singolo caso - per il quale, ripeto, ho espresso un semplice auspicio - la mia esperienza mi dice che dall'altra parte non c'è di solito un atteggiamento preconcetto di rifiuto. C'è piuttosto la convinzione che la Chiesa sia andata ormai per un'altra strada. Ma nel momento in cui da parte nostra si dimostra interesse, le risposte che arrivano sono in prevalenza positive. Questo per quanto concerne l'arte.

E riguardo al mondo della scienza?

Mi sembra che alla scienza manchi oggi soprattutto la capacità delle grandi riflessioni. Io credo che lo scienziato debba porsi le domande etiche, proprio perché parte da una visione d'insieme dell'antropologia. Invece sta diventando sempre più un tecnico. E, di fronte alle grandi scelte, la risposta della tecnologia oscilla necessariamente su un ritmo binario: sì o no, possibile o non possibile. La tentazione di una certa scienza contemporanea è proprio quella di tagliare i nodi.

In che senso?

Prendiamo ad esempio l'aborto, con tutte le implicazioni che esso comporta per la donna e per il nascituro. O l'eutanasia, con la questione del rapporto tra sofferenza e dignità della persona. Qual è la soluzione che in genere si propone? Tagliare il nodo, eliminare il problema. C'è quasi sempre la tentazione di evitare le riflessioni più generali sulla complessità di questi eventi capitali dell'esistere. Mancano le grandi elaborazioni di tipo metodologico, filosofico. E invece si preferisce la soluzione più tecnica. Cioè la decisione drastica tra un sì o un no, tra il possibile e il non possibile.

C'è una via di uscita a questa drammatica alternativa?

Lo ripeto: ritorniamo alle grandi riflessioni metafisiche, che vanno al di là del semplice prodursi di fenomeni. Credo che temi fondamentali come quello della vita - non a caso si parla di una "cultura della vita" - lo esigano assolutamente. Per questo il nostro dicastero vuole dedicare un'attenzione particolare al rapporto tra scienza e teologia. Al di là del progetto Science, theology and the ontological quest (Stoq), già operante dal 2000, stiamo pensando a un forma di dialogo articolato e sistematico tra fede e scienza, che coinvolga anche la filosofia. Inoltre, vogliamo puntare molto sulla questione della non credenza, che fa parte delle radici storiche del Pontificio Consiglio della Cultura.

Ritiene che sia possibile su questi temi un dialogo con coloro che non credono?

Io penso di sì. A patto di abbandonare la strada della polemica spicciola e immediata - quella dei vari Humphrey, Odifreddi, Hitchens, Dawkins, per intenderci - e di intraprendere quella del confronto tra i sistemi, tra le grandi visioni della storia e del mondo. Un confronto, come ho già detto, che non deve approdare a tutti i costi a un accordo, ma deve nutrirsi di dialettica. Ciascuna posizione deve presentarsi con la sua identità, con il suo profilo. Bisogna portare avanti un dialogo serio, serrato, se occorre anche teso, a partire dalla Weltanschaung, dalla visione del mondo, dalla concezione dei valori e della società. È quello che è avvenuto, d'altronde, nel confronto ottocentesco tra il sistema idealistico e il cristianesimo, tra la visione marxista e la visione sociale della Chiesa.

Questo significa allargare la riflessione anche all'economia?

Sì, in particolare al suo rapporto con l'umanesimo. Sempre di più oggi l'economia, almeno quella di alto profilo, si concepisce come una scienza non solo tecnica, finanziaria, monetaristica, ma umanistica. Sono significative, in proposito, posizioni come quelle di Marty Hassen o del nobel americano Joseph Stiglitz. La vera economia, per esempio, deve tener conto anche della fame nel mondo, che paradossalmente è un fenomeno improduttivo. Questa visione è profondamente vicina alle grandi istanze della religiosità autentica. Ciò comporta, da parte nostra, un impegno a favorire l'elaborazione di un concetto di economia che cerchi di unire al suo interno tutte le dimensioni dell'essere umano in società.

©L'Osservatore Romano - 6 marzo 2008